Libreria a doppia altezza strabordante di libri, il sogno di ogni lettore
Foto di Ksenia Chernaya da Pexels

Diario di un mese di libri, Gennaio 2021

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Benvenuti nel diario di un mese di libri. Il diario è un post, mensile, lungo, molto più dei miei soliti, ed è per questo che può esser letto in tutta tranquillità e visto come un modo di sbirciare, a tutto tondo, nei libri di cui mi circondo.
Per chi è nuovo della serie, funziona sostanzialmente così: a mano a mano che escono le recensioni dei libri citati sia nei box qui sotto e sia nel testo, io aggiungo il link diretto. Così è anche più facile avere una panoramica e scegliere cosa leggere. Mano a mano usciranno nuovamente anche i post vecchi, come le recensioni cui faccio riferimento nel testo, che devono essere riadattati, anche questi verranno linkati. A me, invece, serve per vedere quanti libri compro e quanti ne finisco. Tutti contenti, no?

Libri comprati

  • Romanzo rosa, Stefania Bertola – Einaudi Editore
  • Kitchen, Banana Yoshimoto – Feltrinelli Editore
  • Martin Luther King. Una storia americana, Paolo Naso – Laterza Edizioni
  • Seni e uova, Mieko Kawakami – Edizioni E/O
  • Elogio del margine. Scrivere al buio, Bell Hooks e Maria Nadotti Tamu Edizioni
  • Arrivederci piccole donne, Marcela Serrano – Mondadori Editore
  • Moribito. Il guardiano dello spirito, Nahoko Uehashi, Salani Editore
  • Noi che ci vogliamo così bene, Marcela Serrano – Feltrinelli Editore
  • Dieci incredibili giorni, Ellery Queen – Mondadori Editore
  • Vedi di non morire, Josh Bazell – Einaudi Editore
  • Nostra signora della solitudine, Marcela Serrano – Feltrinelli Editore
  • Il pontile, Marco Polillo – Rizzoli Editore
  • I sei sospetti, Vikas Swarup – Biblioteca di Repubblica
  • La corporazione dei maghi, Trudi Caravan – Edizioni Nord
  • La scuola dei maghi, Trudi Caravan – Edizioni Nord

Libri letti

  • Autobiografia Burlesca, Mark Twain – CasaSirio Editore
  • Romanzo rosa, Stefania Bertola – Einaudi Editore
  • Mr. President, Fernando Masullo – CasaSirio Editore
  • Kitchen, Banana Yoshimoto – Feltrinelli Editore
  • La vergogna, Annie Ernaux – L’Orma Editore

Libri regalati

  • Fuga dal Campo 14, Blaine Harden – Codice Edizioni
  • Le parole per dirlo, a cura di Nick Hornby – Guanda Editore

Libri in lettura

  • Abbiamo sempre vissuto nel castello, Shirley Jackson – Adelphi
  • Seni e uova, Mieko Kawakami – Edizioni E/O
  • La Corea di Kim. Geopolitica e storia di una penisola contesa, Stefano Felician Beccari – Salerno Editrice
  • Il codice dello scorpione, Arturo Peréz-Reverte, Rizzoli Editore (finito a Febbraio)

Caro amico ti scrivo…

Iniziare una nuova stagione dei Diari, dopo averli disertati per un po’, sembrava cosa facile e invece il problema è sempre lo stesso: da dove iniziare? Succede sempre e in particolare per questa tipologia di post che è ardua sia da scrivere che da leggere. Quindi ogni volta che mi decido a farlo è un trionfo di “Potrei raccontare questa cosa che mi è successa!” e di “No, non la leggerei nemmeno io!”. Potrei utilizzare la domanda più richiesta del 2020 e in auge anche nel 2021 ma, chiedere se state bene, implica, ho scoperto, un ventaglio di risposte dalle più tragiche alle complottiste fino ad arrivare agli ottimisti finti o veri oppure ai disfattisti.

Quindi, no. Non vi chiederò come stiate, ma presupporrò che siate tutti in buona salute. Stare a casa, che è sempre stato il sogno di una come me che, fin da ragazzina, è sempre stata lontana da tutto (scuola, università, amici, manifestazioni, lavoro etc.) non si è rivelato così rilassante come pensavo, anzi persino andare a fare la spesa, seppure sia una cosa che odio, è diventato quasi desiderabile. Ma sono ancora rinchiusa a casa, una diversa da quella di Settembre del 2019 (sono tornata a vivere a casa mia), e tra i miei amati libri e devo ancora riportare a casa quelli che ho lasciato da mia madre.

Quello che ancora non vi avevo detto

Quindi diciamo che ci sono delle novità che non vi ho raccontato e tra queste, due, riguardano cose che ho fatto o che sto facendo e che, in parte, guidano anche le mie letture dell’ultimo periodo:

Libri e cuffie, quando i lettori incontrando il mondo del podcasting
Foto di Stas Knop da Pexels

Le voci che hanno reso meno pesante il Lock Down

Voci dall’Italia è nato proprio nelle prime fasi del Lock Down di Marzo ed è, per ora, terminato a Giugno. Sono state le 100 puntate più soddisfacenti della mia carriera di podcaster (che è decisamente breve) che mi hanno insegnato a valorizzare le voci e tutto quel che c’è da sapere sulle licenze della musica e via dicendo. Ogni volta che dovevo fare qualcosa di diverso mi toccava valutare milioni di variabili. Ma è stata una vera e propria scuola sul campo sia di composizione di messaggi veloci e incisivi, sia di costruzione delle puntate.

Purtroppo quel tipo di organizzazione fatta di collage di messaggi vocali, che mi arrivavano giornalmente, mi portava via un sacco di tempo e quindi dopo la chiusura di giugno non è ripartito, ma l’intenzione è sempre quella di ricominciare appena possibile con chi vorrà. Rimane il fatto che sono tutt’ora onorata e felice di conoscere queste persone, e ammirata della voglia e l’amore che hanno messo nel cercare di rendere più belle le giornate di chi, altrimenti, avrebbe sentito parlare solo di COVID o, anche peggio, sarebbe rimasto solo. Lo trovate su tutte le piattaforme di podcasting e su Spotify e Itunes.

Risate, polemiche, storie, tanti libri, serie TV e film

La cover di Recensire il recensore, podcast in cui si parla di libri, cultura, luoghi, storie etc...
La copertina di Recensire il recensore

Recensire il recensore invece è una rubrica ad ampio spettro che abbraccia le storie della cultura, dalle polemiche (e nel primo periodo ce ne sono state tante!) alle buone notizie, si parla anche di libri, di personaggi e autori, anche di film e serie TV, nell’intento di portare nuovi stimoli e punti di vista e, magari, anche nuove passioni. Chiaramente il tutto raccontato alla nostra maniera -quella di mia e di Irene-, “male!” direbbe Barbascura X, noi invece lo potremmo definire “Non politically correct”. Insomma se una cosa ci piace oppure no, si capisce a chiare lettere, un po’ come avviene anche da queste parti, in questo spazio.

Per ora abbiamo toccato i più disparati temi, a partire dalle polemiche del post fiera del libro a Roma, ai generi dei libri che alcuni aborrono e altri segretamente leggono, le discussioni rete e i casi. Con la nuova stagione, partita in diretta su FB a Ottobre, invece, sempre con il nostro sottofondo miagolante dei gatti, abbiamo scelto di dare un senso al nostro peregrinare cogliendo l’occasione di parlare anche di luoghi e modi di vivere diversi dai nostri, attraverso i libri o le storie di cui parliamo e quindi dalle Coree con Guy Delisle, all’Italia con Massimo Roscia, l’America con Masullo e via dicendo. I video delle dirette sono conservati nel gruppo e sono sempre visibili. Al gruppo si accede tramite una semplice richiesta di iscrizione e, oltre la nostra rubrica, ne ospita anche molte altre.

I libri

Altri aggiornamenti non ce ne sono, anzi ci sarebbero ma ne parliamo il mese prossimo, e quindi parliamo di libri. Che dite?

Il libro di Stefania Bertola, Romanzo Rosa

Cominciamo con il dire che erano mesi che non entravo in una libreria o in un mercatino e che, probabilmente, ci vorrà un po’ prima che ci rientri di nuovo, quindi credo che comprendete il lungo elenco di acquisti, fatti, almeno alcuni di questi, per le puntate che abbiamo fatto o abbiamo in programma di fare di Recensire il recensore. Tra questi campeggia Romanzo rosa di Stefania Bertola, libro spettacolare e spassosissimo che racconta, attraverso la storia di Olimpia, bibliotecaria, zitella e di mezz’età alle prese con un corso di scrittura, tutti i meccanismi che sono dietro ai cosiddetti “romanzi rosa” o Hamorny che dir si voglia. Ero scettica, davvero tanto, e invece mi sono dovuta ricredere perché ho riso un sacco e l’ho trovato veramente un geniale modo per affrontare il tema.

Stefania Bertola con una maestria inaspettata riesce a costruire un romanzo rosa facendo perno, anzi dichiarando esplicitamente, le regole con cui questi romanzi vengono costruiti. E se all’apparenza sembri un voler mettere alla berlina il genere, in effetti, da un gran pensare anche su tutta quella letteratura “alta” che non sempre si discosta da queste regole. Anzi nel mio caso, ci sono alcuni libri che rientrano pienamente nello stereotipo tanto amato dal genere. E allora ti vien da chiedere cosa li porti a cadere in uno scaffale o l’altro.

Confessione

Prima o poi, in forma più alta o proprio in formato “usa e getta”, come sono gli Harmony, ogni donna è entrata a contatto con il tema. Pure io, l’ho fatto, non con gli Harmony – ci ho provato ma non sono mai riuscita ad andare oltre pagina dieci! -, ma con Liala e con Rosamunde Pilcher. La prima era la scrittrice preferita di mia nonna, quella che prima della pensione faceva la maestra elementare e che come mi vedeva voleva giocare “al dettato”. Capite come nascono i piccoli lettori? Anche così! L’altra invece era una lettura facile da fare quando tornavo sfatta dal lavoro e non avevo voglia di impegnarmi in letture complesse. Della Pilcher ho sempre apprezzato le descrizioni. Poi ho smesso, ho anche io un limite!

Ma soprattutto il genere ha un limite come sottolinea anche implicitamente la prof del corso di scrittura e risiede nella rigida struttura a cui si devono attenere questi romanzi e che, questa gabbia statica, riduca le possibilità di espressione creativa. Quindi dopo averne letti un po’, sembra che non abbiano altre novità per stupirti.

Mr. President

La splendida copertina del libro di Fernando Masullo, Mr. President
Scorrevole, divertente, il libro di Fernando Masullo è già dalla confezione del libro fisico un piccolo tesoro

Fernando Masullo è stato ospite in Recensire proprio dopo l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca e quale miglior occasione per commentare il suo libro, che scorre nel tempo, la storia dei presidenti americani da Washington a Trump? Poi, con un ospite così, che è stato 10 anni in America per seguire le campagne presidenziali, è un giornalista ed è anche stato direttore di Rai Tre e, tra i programmi a cui ha dato vita c’è anche Ballarò, potevamo mai farci sfuggire l’occasione? Il libro in questione si può leggere ogni tanto per farsi anche due risate tra il serio e il faceto, oppure fare come me, che l’ho iniziato prima di cominciare a lavorare, ho interrotto e ripreso dopo cena e in tre orette l’ho finito.

Il bello dell’approccio di Masullo sta nel non soffermarsi su una sterile redazione della biografia di ogni singolo presidente ma di cercare caratteristiche, logiche, pensiero e provenienza che hanno permesso a questi uomini di diventare casi unici nel bene e nel male. Per esempio: voi sapete perché i Teddy Bears si chiamano così? Io sì, e sta scritto proprio qui dentro e, no, non ve lo dirò! L’autore peraltro è un ospite perfetto, gentile e pertinente, si è divertito con noi ed è stata l’occasione per parlare o almeno toccare, cosa che si solito non facciamo mai, anche il tema della politica.

Immagini, biografie e il “filo” della storia

Comunque, quella di Fernando Masullo, è una scrittura scorrevole, elegante che regala a Mr. President il tono perfetto per essere letto in tranquillità e, a corredo, nella parte superiore di ogni biografia, scorre una linea rossa che cita gli eventi più importanti e conosciuti, per non perdere tempo a pensare che cosa sia successo in quegli anni nella Storia internazionale e nazionale. Un gioiello insomma!

Dal Giappone alla Francia il passo è breve

Tra le liste ci sono i nomi di due scrittrici giapponesi che si rincorrono; una è Banana Yoshimoto e l’altra è Mieko Kawakami. Anche loro sono state lette per una puntata di Recensire che era dedicata ad una libraia che è entrata nel mio cuore grazie proprio a Librangolo Acuto. Giorgia, la libraia in questione, della libreria Bookish, ha una passione per il Giappone iniziata come amore per i cartoni animati e culminata con i suoi studi universitari.

Ha tenuto a fine 2020 una serie di seminari online, bellissimi, sul Giappone, le donne, la tradizione, i tessuti e via dicendo, ed era scontato che noi non ci saremmo fatte sfuggire l’occasione di averla nel nostro spazio! Nel seminario sul ruolo delle donne, nella società e in particolare nella cultura e letteratura giapponese aveva citato numerosi libri, a partire dal periodo che forse potrei definire come “medioevo” fino ad arrivare a oggi. E io, come nella migliore delle mie tradizioni, da dove potevo cominciare? Ma è ovvio! Da oggi! Eh, lo so, non mi smentisco mai!

Kitchen

Kitchen, era uno dei libri della Yoshimoto che non avevo letto, avrei dovuto visto che contiene il primo racconto che lei ha scritto per la sua tesi, ma non l’ho fatto. La Yoshimoto è entrata nella mia vita anni fa e ne è uscita dopo soli tre o quattro libri letti di cui non ricordo i titoli ma ricordo distintamente la motivazione per cui smisi di leggerli. Tutti molto cupi. In Giappone sembra quasi che se non soffri per un certo numero di gradi tu non possa evolvere. E, dopo un po’, diventano non solo sfiancanti, ma smetti di distinguerli l’uno dall’altro. Ecco ieri, come anche oggi in parte, ero convinta che si potesse far di più e che l’evoluzione ci fosse anche senza così tanti gradi di dannazione e sofferenza.

Bello ma non troppo

Le copertine di Seni e uova e di Kitchen
Smisi di leggere la Yoshimoto: era troppo cupa. Ma il primo racconto di Kitchen vale la pena della sua cupezza. La Kawakami? Per certi versi meno triste ma ha un titolo davvero brutto…

In parte” fa riferimento al fatto che oggi non escludo una certa dose di dannazione anche se rimango convinta che la letteratura, quella scritta con vero talento, possa riuscire a regalarci pagine bellissime senza dover incupire per forza i suoi lettori. Il libro che ho letto racchiude due racconti, di cui il secondo è quello della tesi e un po’ si nota: ci sono alcune cose che ballano e un’escamotage utilizzato con un po’ di ingenuità (io la chiamo la maledizione di “Meno di zero“).

Il primo racconto invece è più maturo e ben gestito. Mi è piaciuto questo incontro di anime, ultime e sole. Mi è piaciuto il fatto che non fossero degli esclusi, come di solito avviene, ma che portassero con loro, un segreto comune che li unisce prima che possano riconoscersi e guardarsi con occhi diversi. Pure qui c’è un qualcosa che balla, ma ne riparliamo in una recensione ad hoc.

Seni e uova, invece ha un titolo, per me, indiscutibilmente brutto. Ma davvero tanto. Anche questo non è un libro definibile come allegro, però, devo dire che lo stile non è cupo come quello della Yoshimoto e risulta decisamente più piacevole. Ma visto che sono 600 passa pagine, per quanto mi possa essere impegnata non l’ho ancora finito e quindi ne riparliamo fra un po’ e continuiamo a dare uno sguardo a ciò che mi ha distratta e che ho completato.

La vergogna, Annie Ernaux

La cover de La vergogna di Annie Ernaux
Oltretutto quest’anno sembra che i libri fisici mi diano più soddisfazione degli ebook. Passi per il libro della Ernaux, La vergogna, ma portarsi dietro la Kawakami è un pochino complicato!

Ecco, nel frattempo mi sono fatta distrarre da questo libro, piccino picciò, piacevole sicuramente da leggere ma un ciccinin inconcludente. La Ernaux fu una sorta di caso letterario di qualche anno fa e io non avrei tecnicamente dovuto leggerla e non solo perché era, appunto, un “caso letterario”. Forse sulla scia della mia stroncatura di Stoner, mi era stato detto che, forse, la Ernaux non faceva al caso mio e io non avevo contradetto chi me lo stava dicendo. In fondo non mi interessava, non sentivo questa attrazione particolare verso i libri di cui tutti parlavano perché avevo altri interessi impellenti in quel momento.

Poi, vuoi perché c’è una challenge in corso, o vuoi perché il libro in questione era a casa (non ricordo quando lo abbia preso, anzi, proprio non ricordavo ci fosse!) sotto una pila instabile di libri o il caso, insomma, l’ho letto! La pila sta bene ora, non traballa più, nel caso siate preoccupati!
Devo dire che mi aspettavo un qualcosa di catastrofico e invece no, è piacevole. Ha una scrittura che mi ricorda Liala, non è un romanzo rosa, ma se avete letto L’amore è una budella gentile o conoscete almeno un libro della scrittrice citata, capite perfettamente quello che intendo. Liala aveva questa scrittura non leziosa, interessata però ai particolari, su i quali si soffermava evidenziando il contesto che era parte integrante dell’azione. Era “gentile” nell’accezione letteraria, elegante perché ogni sua parola era inserita in un testo semplice ma sempre all’apparenza articolato.

1952, Francia

La Ernaux è sulla stessa lunghezza d’onda e descrive il 1952, la vita e il mondo che la circonda da bambina attraverso una sorta di diario con note sparse, partendo da un momento particolare di quell’anno che le genera “vergogna“. La descrizione di questo mondo e delle sue regole avviene attraverso le abitudini, i precetti a cui doveva sottostare da ragazzina, raccontati come fossero più una sorta di romanzo, a più interruzioni, o una sorta di diario non dettato dal cadenzato scorrere dei giorni.

L’esperimento è interessante, potrebbe anche esserlo di più prendendosi un margine più ampio da osservare e in quel caso, probabilmente, sarebbe stato più incisivo. Limitato alla sua personale esperienza invece ti lascia quella sensazione di aver spiato in casa altrui senza permesso e credo che il peregrinare fra le annotazioni non mi regalerà una gran memoria delle vicende narrate, ma probabilmente mi rimarrà a mente per il mezzo utilizzato per descriverle.

Twain, scrittore simpatico

E giusto per chiudere il blocco dei libri letti c’è anche questo libricino, Autobiografia Burlesca, che racchiude qualcuna delle memorie di Mark Twain. Ma voi lo sapevate che Twain era un tipo spassoso? Ecco, ammetto la mia ignoranza, ma io non lo sapevo! L’ho scoperto l’anno scorso con un altro libro che si chiama “La svolta decisiva” , che ho letto per una “gara di lettori” de La Repubblica a cui mi sono iscritta, sotto minaccia di Maria.

Di gare cha nascono sbagliate
La cover di autobiografia burlesca, la piccola raccolta degli scritti di Mark Twain
Si legge in poco ma è davvero divertente, Autobiografia burlesca, la raccolta di scritti di Mark Twain

Ecco per chiudere la parentesi de La Repubblica, non lo fate, non fatevi convincere a partecipare, che da quelle parti non sono proprio capaci a farlo. La votazione per gli autori è organizzata a caso, su testi non equipollenti e i giudizi sono malamente estrapolati senza essere contestualizzati. Quindi se leggendo di questa iniziativa e degli autori che passano le fasi di gara oppure no, vi sovviene il pensiero a margine che i lettori di questa competizione siano tutti dei dementi o che non ci siano proprio, il motivo è questo!

Comunque, è in questa occasione che ho scoperto che Mark era probabilmente un tipo molto spassoso da frequentare, e chi se lo aspettava! La raccolta, anche nel caso di CasaSirio Editore è di scritti vari, nulla a che vedere con i romanzi, perché il nostro era anche un prolifico giornalista e un professionale e arguto conferenziere. E l’Autobiografia burlesca, che apre la raccolta e le da anche il titolo, è decisamente geniale al punto tale che ad un certo punto ho pensato anche io di farmene una, inventandomi di sana pianta avi dal dubbio e oscuro passato. Si legge in un attimo e ti fa fare anche delle sonore risate e, per questo, il consiglio è: non lo leggete in pubblico altrimenti vi prendono per matti!

Tra i libri comprati: Marcela, amore mio, anche se non ti ho ancora letta!

Per spiegare la mia passione per questa scrittrice devo ricorrere alla mia labile memoria che mi fa ricordare i concetti ma non dove li ho sentiti. Sono quasi certa che fosse una trasmissione radiofonica o un podcast, fatto sta, che si parlava di lei fra una nota su un autore e l’altra. Quel che mi ha fatto aguzzare le orecchie è che, è riconosciutamene una brava scrittrice che però non ha avuto la fortuna che si meritava. Marcela è una scrittrice cilena attualmente di stanza in Messico. Di lei si raccontava la generosità del mettere i risultati del suo lavoro e del suo talento al servizio degli scrittori in erba e quanto si sia spesa perché questi potessero emergere. Ecco, a me questa cosa ha colpito un sacco, perché in un mondo di scrittori malati di egocentrismo, una cosa così, per me, la rende automaticamente una che va letta.

I libri di Marcela Serrano
I libri della Serrano che ho comprato. Ho anche il remoto dubbio di averne preso uno doppio, ma devo ricordarmi le suddivisioni dei libri a casa che è un anno che non uso più…

Dalla Alcott alla Serrano, con cambio di storia

Arrivederci Piccole Donne” è una riscrittura del ben più famoso, almeno per le generazioni della fine del ‘900, Piccole Donne di Louisa May Alcott. Quattro cugine cilene ben definite nel carattere e nella visione del mondo ricordano le quattro ben più famose sorelle. Quel che invece cambia è la storia di sottofondo che è quella del Cile contemporaneo, dell’11 Settembre, di Allende e via dicendo. Insomma uno spaccato del Cile e dell’America del sud ai giorni nostri. Tutto sommato, se anche non dovesse entusiasmarmi, imparerò qualcosa di più sulla storia sudamericana nella quale non sono così ferrata.

Vacanza introspettiva

Poi c’è “Noi che ci vogliamo così bene” e anche qui sono quattro donne e anche qui la storia del Cile irrompe dalla dittatura di Pinochet fino alla transizione ai tempi moderni. Pure qui? Ah, vedi! Insomma, la imparo a memoria questa storia!
Le donne qui raccontate sono mogli e madri e si prendono una vacanza per stare insieme e con l’occasione raccontarsi l’un l’altra.

Ora, se vi capiterà di guardare la descrizione del libro di Feltrinelli, scoprirete che ho omesso qualcosa; ecco, per esperienza le descrizioni Feltrinelli, nel loro cercare di destare curiosità sono sempre, decisamente confuse. Meglio leggerli ‘sti libri per poi star lì a far le pulci al genio della scienza e della tecnica che le scrive! (Ed è molto soddisfacente farlo, specie nei giorni in cui siete nervosi, sappiatelo!)

Il mistero della quarta di copertina scritta male! Ops, no! Il mistero della scrittrice scomparsa

Nostra signora della solitudine. Eh! Questo è un giallo! Una scrittrice di successo sparisce nel nulla un bel giorno. Mentre la polizia si arrende archiviando il caso, un’investigatrice privata invece non lo fa e, nella sua ricerca, scopre aspetti della donna, dietro la scrittrice, che nessuno conosceva.

Fin qui il genio, di cui sopra, è andato tutto sommato bene. Ma è dopo che ti smonta la voglia di leggerlo mettendo tutta una descrizione che si può sintetizzare con un semplice: “L’indagine, infatti, permette all’investigatrice di ripercorrere le fasi della vita della donna fino al momento della sua scomparsa…” Bastava quello e il libro sarebbe andato a ruba e, invece, io l’ho trovato al mercatino intonso e ho speso ben 25 centesimi di euro per accaparrarmelo! Poi ditemi se non ho ragione!

Ma, rimanendo in tema…

La cover de Il pontile sul lago
Il libro di Marco Polillo. Se trovate qualcosa scritto da lui, indipendentemente che vi piaccia il genere o no, dateci uno sguardo, ha uno straordinario modo elegante di scrivere ed è piacevolissimo da leggere!

Nella lista dei comprati ci sono anche altri mistery. Uno è di Marco Polillo, indimenticato proprietario dell’omonima casa editrice che pubblica una collana che io amo, I bassotti, raffinato giallista e padre del personaggio di Enea, di cui sinceramente, dopo anni, non ricordo il cognome, ma ricordo che è un investigatore milanese, separato o divorziato, con gatto a carico e anche una relazione. Però… la mia memoria, tutto sommato, è ancora buona! Mi è rimasto in mente perché io ho letto il romanzo successivo a questo che ho comprato, che si chiama “Il convento sull’isola” e mi ero ripromessa di leggere anche il precedente e, forse, se lo ha scritto, anche il successivo. Ho la remota certezza di averlo preso anche in ebook, Il pontile sul lago, e forse ne ho anche un’altra edizione cartacea ma non ne sono così certa.

Enea Zottia, ora lo so perché sono andata a controllare quello che stavo scrivendo, si trova al Lago D’Orta invitato in casa di amici, dalla compagna, in cui si ritroveranno tutta una serie di personaggi che sono in vacanza in quella abitazione o nelle limitrofe. Un ritrovo fatto di persone che si conoscono per vari motivi, finanche perché hanno le case vacanze vicine. Alle sette c’è l’immancabile aperitivo ma manca qualcuno e, trattandosi di giallo, quel qualcuno non ha schiacciato un pisolino di troppo ma viene ritrovato cadavere. A Enea spetta indagare.

C’era una volta un Giallo, un thriller bislacco e un noir

Il giallo è “Dieci incredibili giorni” di cui, non nascondo, la decisione di prenderlo è solo dovuta al fatto che sto seguendo una challenge per la quale bisogna leggere libri di autori i cui cognomi costruiscano le lettere dell’alfabeto inglese e, per la “Q”, non ci sono così tante scelte!

Il tema assomiglia, in parte, ad una puntata della serie dello Sherlock Holmes contemporaneo che è impersonato da Benedict Cumbertbatch. Nella serie un uomo di successo e ricchissimo, sogna di uccidere qualcuno. Ma questo desiderio non lo vuole tenere solo per sé, altrimenti non ci sarebbe motivo per farci un episodio televisivo! Lui lo vuole condividere anche con altri e quindi convoca una serie di amici datati e la figlia, per fare questa confidenza mentre li fa drogare da una serie di medici compiacenti. A Sherlock il compito non solo di capire se sia successo veramente ma anche se abbia realmente confessato.

Nel caso invece di Dieci incredibili giorni, uno scultore si sveglia al mattino cosparso di sangue non suo e con dei segni di una colluttazione. Ha un vago ricordo della sera precedente, ma ha la terribile sensazione di aver commesso un delitto e solo Ellery Queen può risolvere il caso.

Suggerimenti e similitudini

E se volete un riferimento che ha usato un caso simile in un libro e magari più recente di Doyle e meno dello sceneggiatore di Sherlock Holmes, questi è Joe Nesbo, il titolo è Nemesi, libro a parer mio brutto di cui cercherò di rimettervi in linea la recensione appena possibile. In quel caso il suo protagonista si risveglia a casa dopo essere stato a cena, la sera precedente, con la ex moglie che invece viene trovata morta, e anche qui il nostro eroe non riesce a ricordare cosa sia successo realmente. L’ho talmente odiato che me lo ricordo anche senza andare a guardare quello che ho scritto…

Un thriller bislacco, con una pessima descrizione di sintesi in quarta di copertina

Se Feltrinelli si distingue per le descrizioni dei libri, diciamo bruttine, Einaudi invece o te lo racconta in maniera tale che non serve più che tu lo legga oppure, nel cercare di essere “misterioso”, non ti fa capire assolutamente nulla. Quindi libro sostanzialmente al buio per Josh Bazell, Vedi di non morire, la cui quarta accenna ad una mescolanza, tra il thriller di mafia, le sit-com ospedaliere, che reinventa di sana pianta un genere letterario come aveva fatto, con Pulp Fiction, Tarantino. Bah!

In sostanza un killer è stato messo sotto protezione per aver collaborato con le autorità. La mafia, per cui evidentemente aveva lavorato, pare che non sia altrettanto soddisfatta, visto cerca di farlo fuori nel suo nuovo luogo di lavoro che è un ospedale. Vi farò sapere quando lo leggerò, e credo che sia inutile dire che è stato preso per lo stesso motivo del libro precedente.

Almeno la copertina di questo libro non è malvagia
Mentre in questo caso nemmeno la copertina si salva!

Il noir, sei personaggi in cerca di definizione, in un piccolo tomo

Identico motivo anche per l’acquisto di questo libro, I sei sospetti, ambientato in India dove un uomo festeggia, la sua mancata condanna, in una villa dove dopo viene trovato un morto. La polizia indaga e individua sei possibili responsabili. Attraverso l’analisi degli indagati e i loro interrogatori, Vikas Swarup trova l’opportunità di rappresentare uno spaccato della società indiana di Delhi. E’ un piccolo mattone e non sono certa che sarà un libro promosso, ma magari mi stupisce!

Una raccolta di racconti alla Hornby

Ehh lo so, io amo Hornby e Guanda, stando a questa copertina, lo ama un po’ meno… forse un po’ troppo “meno”!

E in questo caso “alla Hornby” davvero, perché è proprio curata da lui. Si chiama “Le parole per dirlo“, che non è proprio un titolo a caso perché è una raccolta nata per finanziare un progetto volto al sostegno di un istituto per bambini autistici. Nick Hornby è molto sensibile in generale alle diversità del mondo e più in particolare alla disabilità e al mondo degli autistici perché conosce il tema in maniera approfondita avendo un figlio disabile (credo che sia autistico, ma non lo ricordo con certezza, ma so dove l’ho letto ovvero in Una vita da lettore).

Dodici racconti, per dodici scrittori, tra cui lo stesso Hornby che introduce anche la raccolta, il cognato Robert Harris (e se non vi dice nulla il nome, vi ricordo che oltre ad aver scritto il magistrale Gostwriter, ha scritto anche L’ufficiale e la spia– che vi linkerò appena avrò ri-editato la recensione-). Ci sono anche Zadie Smith, che a parte “Denti bianchi” che ho e che devo ancora leggere, ha scritto quel delizioso volumetto che è L’ambasciata di Cambogia (stesso problema della recensione di Harris), Dave Eggers nostro signore di McSweeney’s, Roddy Doyle scrittore irlandese di cui mi è capitato di leggere qualche storia ma di cui devo leggere molti romanzi che ho comprato e stanno lì ad aspettare.

Ma Irene non si è accorta, e nemmeno io sull’attimo!

Ma la vera chicca, che se Irene se ne fosse accorta, forse, il libro me lo avrebbe solamente prestato e non regalato, è che, nella raccolta – io ancora non ci credo continuo ad andare a verificare per sicurezza, ma è proprio così!-, uno dei racconti è scritto da Colin Firth! Quel Colin Firth! L’unico, inimitabile, bellissimo, elegantissimo, inglese che starei ad ascoltare anche se mi recitasse la lista della spesa o il bugiardino delle medicine. Lui con lo sguardo fra il melanconico e lo snob. Il Mr. Darcy in persona! E se non sapete chi è, il consiglio è di andare subito a recuperare la trasposizione televisiva della BBC di Orgoglio e pregiudizio, quella in cui si butta nel laghetto di fronte a casa Darcy – scena, peraltro, mai scritta dalla Austen ma di cui saremo sempre grate allo sceneggiatore!-.

Silenzio composto di ammirazione!

Un po’ di Fantasy, con giustificazione

È più una cosa di cui vado orgogliosa che una giustificazione: mio nipote legge e anche tanto e con gusto. Quindi da zia rompiscatole quale sono e soprattutto nell’ansia di evitargli tutti quei titoli da morte e disperazione che noi avevamo da ragazzini (tipo Cuore, Pinocchio, etc.), ecco, la qui presente zia, regala al nipote, o chiede a Babbo Natale di portargli, solo libri belli. Quindi la saga di Harry Potter, ha ascoltato, su mio suggerimento, tutta la lettura di Guida galattica per autostoppisti del podcast di Ad alta voce di Radio Rai tre che gli avevo segnalato, è impazzito per Diario di una schiappa (questo lo ha trovato da solo, zia non ci aveva pensato), e si è appassionato alle storie di Topolino (così si abitua ai fumetti e zia potrà sommergerlo di grapich novel).

È un lavoro di fino, culminato quest’anno con il dono al padre di un grapich novel pubblicato da Bao Publishing che si chiama Joe Shuster. La storia degli uomini che crearono Superman e che il giovin principino occhieggiava con curiosità. Machiavelli me spiccia casa, insomma!

Il pargolo sta crescendo e quindi ho pensato che potesse appassionarsi anche alle saghe fantasy, ma per ora Tolkien a otto anni mi sembra un pochino troppo e quindi ho trovato e acquistato al mercatino una saga e un romanzo che mi riprometto di leggere per capire se davvero facciano al caso suo (altrimenti mio fratello mi toglie il saluto!).

Moribito. Il guardiano dello spirito

Questo sembra essere un libro autoconclusivo, ambientato nel Giappone medievale e vede come protagonisti Balsa (che nemmeno mi ci metto a dire che la balsa, materiale di legno leggero utilizzato per fare plastici e piccole riproduzioni di aerei o navi, è un materiale troppo fragile e leggero per significare la forza del personaggio almeno nella lingua italiana!) e il figlio dell’imperatore. Lei guerriera con l’arduo compito di proteggere e salvare gli ultimi e lui che viene salvato da lei da morte certa, perché suo padre sta cercando di ucciderlo perché posseduto da un demone. Poi c’è una profezia che potrebbe avverarsi, ma non si capisce altro. Quando lo leggerò sarò sicuramente più specifica nella recensione.

Il libro di Salani, è un po’ rovinato in alto a sinistra, ma per quello che l’ho pagato al mercatino non mi lamento!
I due libri della saga della corporazione dei maghi. Questi, sempre trovati al mercatino, erano praticamente nuovi!

E poi la saga dei maghi

La protagonista è Sonea, ragazzina orfana, che, almeno nel primo dei due libri, durante una rivolta dei poveri ad una pratica, come l’epurazione di mendicanti e gente che non si guadagna la vita come si conviene, ordinata ogni anno dall’imperatore ed eseguita dai maghi, riesce in un’impresa mai portata a compimento prima, ovvero, colpire con un sasso un mago facendolo passare, il sasso e non il mago, oltre la barriera magica che sino ad allora aveva sempre protetto la corporazione dalla rivolta degli ultimi.

In questo caso si tratta di una vera e propria saga di tre libri credo, ho un’amica malata di fantasy che l’ha letta e ha detto che è favolosa, e io ne ho recuperati due: La corporazione dei maghi, che è il primo, e La scuola dei maghi, che è il secondo. Se mi sembrerà all’altezza oltre a questi regalerò al mio piccolo orgoglio anche il terzo.

Martin, Paolo Naso e Una storia americana

Anche per Martin Luther King. Una storia americana di Paolo Naso so perfettamente perché l’ho preso. Nonostante abbia una copertina fantastica, a me interessava il tema e come era stato affrontato, stuzzicata com’ero dalla presentazione di Laterza. Ora mi voglio prendere un minuto per dire questa cosa: le presentazioni online di Laterza e dei suoi collaboratori, dei libri che sono stati pubblicati o che devono essere pubblicati, sono forse il miglior regalo che la pandemia ci abbia portato.

Li libro di Paolo Naso pubblicato da Laterza con la biografia di Martin Luther King

Discrete, coincise, non menano il can per l’aia come si fa oggi, che vai a vedere la presentazione di un giallo e ti ritrovi a sentire parlare di tutt’altro. E, per me, sono le più godibili; me le ascolto e le riascolto, in maniera da assimilare anche i concetti che mi sono persa la prima volta e mi piace ancor di più questo vuoto che li circonda alle spalle e il silenzio che pervade lo spazio tra una frase e l’altra.

Quindi, a Gennaio, fra le varie riflessioni e argomentazioni con cui, mi sembra Laterza stesso, ha presentato il libro di Paolo Naso, mi sono lasciata conquistare e l’ho praticamente comprato prima che finisse il “passiamo al prossimo libro”. Paolo Naso docente de La Sapienza di Scienza Politica affronta la vita di Martin Luther King cercando di mettere in evidenza non solo quel che è conosciuto e apprezzato, ma anche le contraddizioni interiori di un uomo che si è trovato ad essere, esso stesso, uno spartiacque fra due epoche. Ma un uomo è un uomo e per apprezzarlo veramente forse bisognerebbe conoscerlo a tutto tondo.

Libri di peso

Di nome ma anche di fatto. A gennaio oltre la puntata al mercatino, siamo state nella libreria di fiducia che è Bookish quella dei seminari di cui avevamo parlato più su, ricordate? In quell’occasione, oltre a parlare di donne, geishe, tessuti, società e cultura, Giorgia ci aveva consigliato un sacco di libri, fra cui campeggiava questo: Seni e uova. Oddio il titolo non è incoraggiante, anzi mi ripeto, è proprio bruttarello, e nemmeno la stazza del libro da oltre 600 pagine è incoraggiante, ma, e dico ma, dopo un inizio poco promettente si sta rivelando una bella lettura.

Per ora ci sono tre donne in questa storia: due sorelle e la figlia di una delle due e ci sono due visioni del mondo attraverso il proprio corpo completamente diverse. La sorella-madre vuole fortemente rifarsi il seno. Sembra che, improvvisamente, la vita sempre sull’orlo del fallimento, il lavoro precario o altro non sia così importante che sapere di avere un seno come lo si desidera. La figlia invece ha smesso di parlare alla madre ed è alle prese con quell’età infame, che per fortuna io ho vissuto solo di rimando, dell’attesa del menarca (mestruazioni, per chi non se ne intende) e scrive incessantemente nel suo diario tutto il suo dissenso verso quello che dovrebbe significare questa fase. La sorella che le guarda da fuori è una sorta di confine fra due mondi che vedono le questioni femminili in maniera così diametralmente opposta.

Elogio del margine. Scrivere al buio. Insomma, leggere al buio dei margini e dell’autrice.

In questo caso mi è anche difficile dire che cosa ho comperato (che poi non ho capito perché gli editori fanno queste cose e poi si lamentano che non si comperano libri!), ma so perfettamente perché l’ho fatto, ovvero mi piace il libro come è costruito, le belle illustrazioni, la bella copertina, i bei caratteri leggibili e la risposta ad una intervista all’autrice di Elogio al margine contenuta nel libro e che è citata in quarta di copertina: E poi ti sei dovuta schierare? La posizione che ho dovuto prendere è stata quella della resistenza a qualunque schieramento mi dicesse di scegliere gli uni a scapito degli altri.

Ma sapere perfettamente che c’è di altro in questo libro è un po’ difficile, anzi sbirciandolo per scriverne ora, ho scoperto anche che l’intervistatrice è contestualmente autrice anch’essa in questo libro! Sembrano, infatti, due raccolte di saggi da un lato l’autrice, Bell Hooks, di Elogio del margine che poi diventa il soggetto su cui scrive e che poi intervista in Scrivere al buio, Maria Nadotti. Lo scopriremo solo leggendolo questo libro insomma, sopratutto quando avrò un po’ di tempo, visto che ultimamente la mia vita è una corsa a rincorrere i titoli dei libri legati ai temi o ai protagonisti che verranno ospitati in Recensire il recensore o ai libri scelti per il gruppo di lettura.

E nei libri che leggo per la rubrica in diretta rientrano appieno anche questi

Abbiamo già parlato della Corea del nord e ci ritorneremo anche il 18 con un’ospite speciale di cui vi parlerò a Febbraio. Mentre Fuga dal Campo 14 sarà protagonista di un’altra puntata in merito, insieme alla Corea di Kim. Il primo libro è una biografia di  Shin Dong-hyu, il primo esule della Corea del Nord ad essere nato in un campo di rieducazione. Questo è un particolare che io non ho mai capito appieno ma, nella nazione di Kim, se cadi in disgrazia o vieni reputato nemico della repubblica finisci in un campo di rieducazione con tutta la famiglia.

Mi dice, chi l’ha letto, che non sia proprio una lettura leggera, pertanto se siete sensibili, magari prendete qualche informazione in più prima di cimentarvi nell’impresa! Mentre La Corea di Kim è un saggio, di uno studioso, proprio sulle dinamiche del mondo della Corea del Nord, si parte dalla storia della geografia dell’attuale stato, la politica e via dicendo. Inizia con una considerazione, nell’introduzione, che un po’ suona male, ovvero che quello che si sa di questo stato non ci permette di guardare oltre e di valutare anche altro. Vi farò sapere. È un testo interessante anche se non di agevolissima lettura.

Il libro di Codice Edizioni, il lucido racconto raccolta da un giornalista di un sopravvissuto ai campi di lavoro della Corea del Nord
Il saggio di Stefano Felician Beccari che si propone di guardare alla Corea del nord al netto dell’emotività suscitata dalle poche cose che si sanno di questo mondo

La Spagna e il periodo della dittatura franchista

Anche “Il codice dello scorpione” è l’argomento di un’altra puntata: con la scusa di raccontare che cosa ha rappresentato il franchismo in Spagna abbiamo scelto di leggere un libro che sia ambientato nel periodo e, Arturo Pérez-Reverte, con il suo Falcò, titolo originale e cognome del protagonista, rientra perfettamente nel periodo. Questo libro l’ho terminato giusto qualche giorno fa, una lettura comunque piacevole sebbene ci fosse qualcosa che stonava. Intendiamoci è un libro comunque promosso: ha un inizio e uno svolgimento, nonché una fine che sembrano perfettamente soddisfare le intenzioni iniziali dell’autore.

Però quest’uomo, tombeur de femme, un po’ mi ha lasciata interdetta. È vero che sia l’ambientazione che gli stessi pensieri del protagonista dichiarano che è meglio prendersi qualcosa oggi invece di morire e aver perso l’occasione, ma c’è qualcosa che stona. Che sia questa contrapposizione fra l’uomo che dovrebbe essere dannato e invece sembra solo più disperato, più che anaffettivo sembra una persona volutamente restia al contatto con altri. Insomma ci devo riflettere su, e ne riparleremo in recensione.

Zia Shirley

Abbiamo sempre vissuto nel castello è invece un acquisto dovuto alla discussione, nel mese di dicembre, del Gruppo di lettura di CasaSirio, de L’incubo di Hill House. Riguardo quest’ultimo i pareri erano discordanti, c’era chi aveva avvertito un certo malessere durante la lettura e chi, come me, manco un brividino, chi aveva gradito come ho fatto io l’architettura della storia e chi si aspettava un horror come lo intendiamo oggi e invece si era trovato a leggere qualcosa di psicologico, forse troppo, che “ammosciava” tutta la tensione. E poi gli accenni buttati qui e lì, che hanno fatto capire a tutti cose diverse.

Qui non ci sono concorrenti che tengano: Bella storia, grande scrittrice e cover Adelphi che è un vero spettacolo!

Insomma tra tanti voti positivi e qualcuno negativo, era venuto fuori anche un altro titolo che è appunto Abbiamo sempre vissuto nel castello, che invece era, a detta di chi ha citato il titolo, il vero capolavoro della Jackson. Chiaramente comprato e iniziato, ma poi sommersa dalle scadenze mi sono arresa e l’ho accantonato per un momento più libero da impegni.

In sostanza è la storia di due sorelle che vivono nella casa di famiglia con lo zio malato. In quella casa c’è stato un omicidio plurimo con un avvelenamento. La sorella più grande è stata processata perché solitamente era lei a preparare i pasti. Lei alla fine ha smesso di uscire da casa, lo zio ha perso un po’ la ragione e la sorella minore ha fatto del perimetro della villa in cui vivono un mondo tutto suo. Poi, un giorno, da fuori arriva un cugino che decide di fermarsi con loro e allora tutto cambia.

In conclusione

Però, per essere una che non lo faceva da tempo, magari sono un po’ arrugginita, ma anche io non credevo di riuscire ad arrivare sin qui! Ma bisognava festeggiare questo acquisto compulsivo e collettivo che abbiamo fatto con Irene e Maria! Era più di un anno che non andavo al mercatino e forse sei mesi che non entravo in libreria e mi è anche andata di lusso.

Quindi, statemi bene e, magari fatemi sapere che cosa avete acquistato o cosa state leggendo. Ci rileggiamo con il diario al prossimo mese!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

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