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L’ombra dell’ombra, Paco Ignacio Taibo II – Di domino, pistole, donne e altre amene storie…

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Vi è mai capitato di sentirvi a casa con un libro? A me, chissà per quale strana fortuna, negli ultimi anni è capitato spesso, Tedoldi, Perrotta, Titta, Bullwinkel, Funetta, sono solo alcuni degli autori che mi hanno conquistato per la vita con degli incroci casuali. Ce n’è uno che però è un po’ più caro degli altri, forse perché ho avuto l’opportunità di sentirlo parlare, la prima volta fuori dai contesti canonici delle presentazioni e delle interviste: Paco Ignacio Taibo II.
Lui è un visionario che crede e che si adopera per migliorare il mondo ed è per questa sua visione e adesione alla vita che, tutte le volte che trascino letteralmente qualcuno ad ascoltarlo, dico sempre al malcapitato che lo porterò a conoscere l’ultimo vero comunista sulla faccia della terra. La sua dedizione per la causa, la sua profonda lealtà che non si nutre di sterili sotterfugi ma che pretende il confronto diretto con la controparte, lo rendono non solo un personaggio carismatico e oltremodo interessante ma anche un vero incantatore di folle. Non c’è nessuno che io abbia trascinato con me che non ne sia rimasto affascinato o conquistato.
Paco è un intellettuale, uno storico, un professore, un’attivista, uno scrittore, saggista, giornalista e anche un gran fumatore. Ed è un eccezionale oratore che ha fatto della parola lo strumento perfetto per incantare i suoi lettori e incalzare i suoi avversari. È un intellettuale vecchio stampo, alla Herling, che non ti vuole imporre nulla anzi preferisce che tu impari ad avere le sue stesse armi, le parole, per un leale confronto.

Come detto qualche settimana fa (il mese scorso) sono stata ad Encuentro proprio per lui, per sentirlo parlare e in quell’occasione ho comprato il libro di oggi (che avevo letto anche qualche anno fa) e il seguito, uscito in questi giorni a vent’anni di distanza dal primo. Ma il pensiero di quel parco di Città del Messico, dove tutto aveva avuto inizio, delle atmosfere de L’ombra dell’ombra, mi mancavano così tanto da costringermi a sfogliarlo ancora una volta, prima, e a leggerlo di nuovo, poi.
Storia e romanzo si incontrano in questo libro tramite quattro personaggi principali che si ritrovano ogni sera in un vecchio bar e tirano giorno al tavolo del domino. Tra una giocata e l’altra si parla della vita, di letteratura, degli scioperi, di donne e di mondo. C’è un giornalista, un avvocato, un poeta e un cinese. Tutti sono e non sono quel che sembrano: il giornalista è depresso, il poeta sopravvive con frasi pubblicitarie che rivende all’industriale di turno, l’avvocato ha ripudiato una professione che la sua famiglia voleva al servizio dei potenti per mettersi a quello degli ultimi, e il cinese lo è solo di stirpe perché è cresciuto fra i messicani e non ha altro che gli occhi a mandorla e un finto accento senza “r” a ricordargli le origini. Le vicende storiche che fanno da sfondo a questa storia si svolgono fra il 1926 e il 1930.

Città del Messico. È una bella giornata di sole, il nostro poeta, un po’ miope, si sta preparando, anzi per la precisione mentre si veste sta decidendo se investire gli ultimi soldi che ha in mano in una colazione o in un ottimo pranzo. Decide per il secondo e per distrarsi va al parco cittadino dove l’orchestra militare si sta esibendo. Ora, immaginate:
Un bel palco, di fronte ad un bel prato dove sono sedute in ordine sparso una serie di persone ad ascoltare e, sul limitare dell’erba e della scena, ci sono dei carrettini che vendono bibite rinfrescanti e altre leccornie. Il nostro eroe va verso uno di questi e mentre attende la sua bibita si gira e rimira lo spettacolo. Ma a un lato del palco nota una figura che sta scavalcando la recinzione, dietro uno dei trombettisti. Il poeta non ha gli occhiali quindi non vede la faccia dell’uomo ma capisce subito che sta succedendo: la figura ha tirato fuori un’arma e uccide il trombettista, voltandosi e scappando subito dopo.
Parte da qui il nostro giallo che vedrà tutta una serie di casualità riguardare ognuno dei quattro partecipanti a quel tavolo. Ci sarà la vedova ammaliante, il colonnello morto, dei gioielli di dubbia provenienza, le soffiate nei locali malfamati e tante partite. Il tutto avrà come sfondo i movimenti operai che cercano migliori condizioni di lavoro, una classe politica corrotta, dei militari conosciuti per la loro crudeltà e per la facilità con cui ordinano di sparare sulle folle.

In una recente intervista fatta al Tufello, che io pensavo stesse da tutt’altra parte di Roma, Paco ha spiegato, a noi pubblico infreddolito quanto lui, che i suoi libri nascono da tutta una serie di incontri causali. Ha una sorta di armadio che riempie con delle storie che incontra per caso o per studio e che accantona di volta in volta in attesa di avere abbastanza materiale (o che nell’armadio non c’entri più nulla), per poi trovar loro una definitiva sede dentro le sue storie. La cosa strabiliante è che in questo caso l’unione di tanti tasselli non si percepisce proprio. L’autore è fermamente convinto che la letteratura prima di essere di esempio e formazione deve essere assolutamente un momento di intrattenimento e i suoi libri riflettono le sue convinzioni. Leggendo, addirittura, percepisci anche il suo divertimento a narrare queste storie, come se anche lui fosse spettatore di queste vicende.

Paco fra Lorenzo Ribaldi (La Nuova Frontiera) e Christian Raimo (scrittore, giornalista e insegnante) Tufello, Maggio 2019, presentazione del libro "L'ombra dell'ombra"
Paco fra Lorenzo Ribaldi (La Nuova Frontiera) e Christian Raimo (scrittore, giornalista e insegnante) Tufello, Maggio 2019, presentazione del libro “L’ombra dell’ombra” (foto Simona Scravaglieri)

Il motivo per il quale mi sento a casa con questo libro, è che nonostante lui ripeta di non aver lasciato nulla di sé ai suoi personaggi io ritrovo Paco in ogni frase: ideali, pensieri, voglia di discutere, ricerca del confronto. Il tutto è confezionato in un giallo di altri tempi, che non ha nulla da invidiare ai thriller famosi e contemporanei, proprio per la sua capacità di intrecciare realtà e finzione, di creare ritmi differenti e di non perdersi nella calca della rivoluzione operaia. È un raffinato scrittore che non perde un particolare, che snocciola indizio per indizio, permettendo ai suoi lettori di seguire il ritmo delle indagini dei nostri quattro personaggi e di ragionarci su, in loro compagnia, ogni volta che le tessere del domino toccano il tavolo.
Ci sono due momenti particolari in cui il suo talento da il massimo: uno dei capitoli vede i quattro personaggi sparpagliati per la città, coinvolti in vicende chiave: avrebbe potuto dedicare loro quattro capitoli distinti, ma si sarebbe perso quel senso di avvenimento contemporaneo. In un capitolo che non ha alcuna sbavatura, non ci sono sovrapposizioni e nessun evento sovrasta gli altri, il tutto viene raccontato e non c’è alcuna possibilità che il lettore ne esca confuso.
L’altro è un capitolo che inizia con delle considerazioni su un murales. Il giornalista è andato a osservare il lavoro di un giovane che sta dipingendo dei murales e che si deve scontrare con tutti gli studenti che non sono d’accordo con la sua rappresentazione. Una domanda rimane sospesa: quando il giornalista chiede al pittore perché un ateo si ritrovi a dipingere una Vergine di Guapalupe. A guardare il capitoletto di sfuggita non viene fornita una vera e propria risposta, ma se uno guarda bene la risposta c’è visto che il pittore risponde: […] È una vergine? Non vede i colori? Potrebbe anche non essere una vergine. Prima di tutto è messicana, non le pare? Ed è vestita a festa, lei e quelli che la adorano. E quelli che la adorano sono popolo.[…] Il modo in cui guardare questa storia sta proprio qui: l’ombra dell’ombra si nasconde nei particolari e in quelli si muove per portare a casa quella festa che è conservare la libertà.

Quella de L’ombra dell’ombra è una storia magnifica, a tratti sensuale e in molti altri estremamente coinvolgente. I suoi protagonisti, tutti intorno alla quarantina, vivono in un mondo di armi e di omicidi, dove farsi giustizia non è un gran problema se non pesti i piedi sbagliati. Indagano su una minaccia che non sanno a chi sia rivolta e nel salvare il loro mondo trovano il modo di salvare anche gli ultimi: la prostituta, l’anima della vedova, la giovane cinese, gli operai e i sindacalisti ricercati. Nessuno si tira indietro e nessuno è lasciato indietro, né dai compagni ma nemmeno dall’autore. Ne esce un testo però scorrevole, grazie alla magia del talento di chi scrive, anche nei momenti più complessi. Il domino funziona come cuscinetto fra un evento e l’altro: serve per tirare le somme e a rispondere o riflettere sui sospesi, è rilassante nei momenti di tensione lasciando al lettore l’opportunità di seguire le partite che si svolgono e arrivare a sentire persino il ticchettio delle tessere d’avorio sul legno. Sono uomini quelli intorno al tavolo, quelli di una volta, eleganti e amanti delle belle donne, che non disdegnano di farsi vedere come gentiluomini ma anche di cedere alle scazzottate quando la situazione lo richieda. Sono uomini del loro tempo, e grazie alle descrizioni taibiane tu ti senti veramente parte di questo momento storico.

Uno dei momenti di Encuentro la manifestazione di cultura spagnola a Perugia svoltasi a Maggio 2019
Un momento di Encuentro, la seconda a partire da sinistra è Paloma, la compagna di Paco ed ideatrice de “La compagnia del libro” un gruppo per la promozione della lettura in Messico. (Simona Scravaglieri)

Avevo già scritto tempo fa di questo libro, ma non ho resistito a rimettere su carta virtuale le considerazioni di oggi. Mi appresto, dopo aver onorato delle letture, il GDL di CasaSirio e un paio di libri arrivati inaspettatamente, a ritrovare i quattro amici di cui ho sentito la mancanza subito dopo aver chiuso il libro, ma non avrei potuto farlo se non fossi tornata nella magia di quelle pagine e aver scoperto che, forse, questo libro non va letto una volta sola. La prima serve a mo’ di intrattenimento, perché è una di quelle storie che sa coinvolgerti fino all’ultima parola, la seconda ti permette di notare i particolari, soprattutto quelli della Storia che si svolgono nell’ombra. Che lo leggiate una o due volte non è importante, l’importante è che vi diate la possibilità di arrivare al terzo capitolo, e con il poeta rimaniate invischiati in questa complessa vicenda da cui sicuramente difficilmente vi staccherete prima di aver scoperto il bandolo della matassa. Per i più precisi, alla fine del libro c’è una piccola postfazione dell’autore dove presenta e riassume le vicende dei personaggi realmente vissuti appartenenti alla storia ufficiale, culturale, politica e militare del Messico per avere un quadro completo. Se invece siete curiosi della precedente recensione eccola qui: L’ombra dell’ombra (2017).

Serve che io vi dica che trovo questo libro assolutamente imperdibile? No, eh?

Buone letture,
Simona Scravaglieri

L’ombra dell’ombra
Paco Ignacio Taibo II
La nuova frontiera edizioni, ed. 2017
Traduzione a cura di Maria Pia Ferrari
Collana “Liberamente” 
Prezzo 16,50€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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