Lettera sulla pinguetudine, William Banting – Storia di un libro che racconta una storia

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Ci sono libri che ti ricordi che hanno delle belle storie che ti hanno appassionato e che difficilmente dimenticherai e ce ne sono altri che sono loro stessi una storia. E quello che succede per quello di oggi che si configura come una vera chicca per chi colleziona belle storie sui libri oltre che a quelle nei libri. Si tratta infatti di una serie di riedizioni di una spassionata e appassionata lettera di un ex becchino inglese che voleva condividere con il mondo il suo essere riuscito a trovare una cura dopo anni di sofferenze e insoddisfazioni. Lui, il becchino, è inglese ed è vissuto tra la fine del 1700 e il 1800 e si chiamava William Banting e la parte più interessante di questo libello è che è lui stesso a spiegare perché tante edizioni e perché, allora, sia stato pubblicato, diremmo oggi, in auto pubblicazione: la necessità di farlo arrivare a tutti e il pensiero di non essere all’altezza per essere messo accanto a articoli dei grandi scienziati.

William Banting per quasi tutta la sua vita ha lottato con il peso, era un uomo attivo, cercava di tenere conto di tutte le indicazioni dei medici che aveva consultato, eppure non riusciva a rimanere in linea e quella che racconta sembra la storia degli albori di un ramo medico ancora oggi complicato da frequentare fatto di rigide norme che, con le mode, le scoperte e le osservazioni tendono a non essere più rigide se non diventar completamente errate. Una cosa però è certa, agli albori del 1800 in Inghilterra l’osservazione del malato non era così attenta alle esigenze del singolo ma viaggiava su precostituiti stereotipi come la mancanza di esercizio o il giudizio dall’aspetto esteriore e in alcun modo poneva a confronto ciò che si mangia come un effetto del come si sta e di come invece si dovrebbe stare. E, tra le maglie, troviamo anche quei giudizi parziali e superficiali fatti dalla gente comune che vede nel diverso il motivo di scherno o anche di isolamento.

William Banting

In questo William Banting è molto preciso, descrive la sua vita come una continua prova e nonostante non sia uno scrittore è ben definito questo sollievo che vuole condividere con chi sta soffrendo come lui perché possa salvarsi da una vita di privazioni. E sebbene leggendo le prime pagine, devo ammettere, di aver pensato che questo libro fosse comprensibile e apprezzabile solo da chi, almeno una volta, ha vissuto il silenzio che viene dalla malattia quando non sai che rispondere a chi ti offende senza sapere, alla fine, riflettendoci su e scrivendo questo pezzo, penso proprio che sia un lavoro che tutti dovrebbero avere in libreria e non solo per imparare a dare giudizi meno leggeri sugli altri ma probabilmente per capire quanta frustrazione ci sia dietro la facciata, nella vita di chi si alza ogni mattina in un corpo che non sente appartenergli e rappresentarlo.

Una chicca storica, uno sguardo al mondo della medicina dal punto di vista del malato, una bella traduzione che non lo rende un libro noioso ma molto leggero e scorrevole da leggere, un grande spunto per conversazioni in cui non si sa che dire e soprattutto una sintesi di cose da sapere per diventare migliori, sotto rigido controllo medico come suggerisce William Banting.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Lettera sulla pinguetidine
William Banting
Graphofeel Edizioni, ed.2020
Traduzione a cura di Fabiana Errico
Collana Code di volpe
Prezzo 11,00€

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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