person holding white ceramci be happy painted mug
/

Scrivere

Cosa significa per me scrivere. L'istinto a scrivere è una necessità di comunicare qualcosa alla stessa stregua del parlare. Ci sono delle limitazioni che spesso tra parlare e scrivere ci fanno prediligere la comunicazione verbale. Un motivo c'è e ha anche un nome "arbitrarietà". Alla scrittura rimane una caratteristica che però la comunicazione verbale non ha quella di essere una sorta di "rito" che ci mette in nel mood giusto per raccontare o per raccontarci e non sempre a chi è diretto è così importante.

8 mins read
Start

Comunicazione, esigenza e affermazione

La scrittura è un modo di comunicare ma non è il principale. In semiotica si stima che l’evoluzione umana sia avvenuta grazie all’istinto alla comunicazione di cui il principale modo è parlare. Nel tempo anche il sistema fonatorio umano si è modificato per permettere l’articolazione di alcuni suoni. Contestualmente e naturalmente essendo stato il linguaggio verbale (inteso come parlato) la prima forma di comunicazione e tenendo conto di alcune sue caratteristiche, che lo rendono facile da usare e interattivo con il destinatario, questa formula espressiva è diventata la privilegiata della comunità umana.

Scrittura, distanza e conoscenza

E la scrittura? Ecco questa presenta qualche caratteristica diversa. Ci sono dei limiti. Il tuo destinatario potrebbe non essere certo, potrebbe non conoscerti, potrebbe non parlare la tua stessa lingua e potrebbe interpretare il tono di quello che scrivi in maniera differente di come tu hai inteso esprimere il tuo testo. E tu a quel punto sei costretto, senza che te ne accorga peraltro, ad essere più specifico rendendo la tua comunicazione più completa: nel linguaggio verbale il tuo destinatario può vedere il contesto, puoi indicargli un oggetto, può sentire come stai intonando le tue parole e anche vederti. Nella scrittura tutto è delegato alla sua immaginazione, al suo pensiero e al suo sentito.

Formalità o specificità della scrittura

In generale nella scrittura si è naturalmente portati ad essere più formali proprio perché bisogna essere più specifici per essere certi che il testo che produciamo sia comprensibile in maniera più vicina a come la intendiamo noi.

Io e la scrittura

Tra le tante cose che ho fatto in questi anni, l’ultima in ordine di tempo, è stata quella di iscrivermi all’Università e questo è un po’ lo stralcio di un esame che ho dato. Studiando per questo esame mi è venuto un naturale confronto sul mio modo di intendere la comunicazione e ho capito che quello che dicevo appunto nel precedente post su Buio e luce

per poi rendermi conto, proprio stamattina, proprio ora che ho avuto l’istinto ad aprire la mia Dashboard e cliccare su “nuovo articolo” che il mio “qui e ora”, il mio planning, la mia bussola io ce l’avevo già ed è questo posto. Sono una blogger e ho voluto fortemente esserlo in passato e ho lavorato per questo

non è altro che un modo di sostenere che, nonostante l’affermazione di supremazia del primato genetico del linguaggio verbale, della sua naturalità nell’apprendimento, nella comunicazione la scrittura, con la sua caratteristica di distanza, permette a scrittore e lettore un “tempo” che in altri contesti è negato.

Il tempo negato

Il tempo negato che la scrittura permette di riprendersi è quello che potremmo definire della comprensione e del confronto. Leggere uno scritto ci permette di confrontarlo con il nostro sentito e di interpretarlo e reinterpretarlo nel tempo quante volte vogliamo, per essere sicuri che non ci sia sfuggito nulla o cui abbiamo dato un peso o un’accezione sbagliata.

È quel momento che ci permette di mettere in campo una strategia di risposta che non necessariamente si risolve con una risposta scritta o verbale. Può anche essere un’accettazione di quello che ci è stato comunicato o un totale rifiuto. Ma scrivere e il leggere permette di stipulare un patto fra i due attori ovvero quello di essere specifici, e quindi non lesinare sui particolari e al tempo stesso di prendersi il tempo che si ritiene più giusto per dare a quel che è scritto la dovuta attenzione.

Obiezioni sulla scrittura

Su questo si potrebbe obiettare che in una società digitale, dove tutto scorre infinitamente più velocemente, il volume della comunicazione scritta e ricevuta è così alto da sopraffarci e da limitare questo tempo. Io concordo ma sono naturalmente portata a pensare che il volume ci permetta il diritto di scarto ovvero di agire naturalmente una selezione e di destinare ad alcune forme di comunicazione uno spazio e un’attenzione che in altri frangenti non cercheremmo. Il blog è uno di questi. Milioni di post vengono scritti ogni giorno e ci sono milioni di blog.

Sebbene siano anni che si decreti la fine dei blog, ogni giorno ne nasce uno e il blog è una forma di comunicazione strategica anche del marketing: raccontati per creare una comunità che ti possa apprezzare perché sente di conoscerti. Per conoscerti ti deve leggere e capire e deve empatizzare.

Io e la scrittura

Dopo tanti anni di negazione della mia timidezza e del lavoro fatto su me stessa per fare amicizia anche con i pomelli delle porte, ho scoperto che pensare che la scrittura sia la mia forma privilegiata di comunicazione sia anche affermare che non sono riuscita a portare a compimento la mia battaglia.

Mettere la distanza non mi permette solo di elaborare il concetto e di esprimere me stessa ma permette anche di avere uno spazio sicuro dove non dovermi mettere alla prova con il mio destinatario che può deliberatamente interrompere deviando la mia comunicazione. Mi libera senza farmi sentire il peso di una timidezza che non è un limite ma mi obbliga a essere più attenta per essere certa di essere capita. È un modo per riappropriarmi di un altro tempo negato che è quello di scegliere la parola che più si avvicini a quello che intendo.

È il diritto di ogni scrittore di rielaborare il concetto nelle unità fisiche di base, le parole, che lo compongono per dare risalto o renderlo definitivamente più chiaro. Cosa che nella comunicazione verbale è totalmente negato.

Scrivere per me è

Semplicemente un modo di comunicare con i miei tempi. È anche un modo di riflettere su quello che leggo, recepisco e rielaboro. Scrivere significa anche per questo capire, mettendo in fila le unità di base di quello di cui si parla o si commenta. Scrivere a volte è anche libertà, non di dire qualsiasi cosa ci passi per la testa ma di esercitare la propria libertà di capire e di essere capiti al netto dei rumori di di un mondo che ci distrae.

Ed è anche un modo per farmi conoscere per come sono. E questa sono io.

Ciao

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Buio e luce