Il mio Vietnam, Kim Thúy – La pioggia e la scia

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Ogni tanto capita che, nonostante tutti i libri che hai già iniziato, ti venga voglia di leggerne un altro, uno di quelli che ti salta all’occhio ogni volta che guardi la libreria. A me ultimamente succede spesso ed è per questo che spesso leggo in contemporanea tanti libri, ogni tanto mi incarto perché quasi mai scelgo di leggere narrativa da intrattenimento, e mi blocco. Ma non posso farci nulla, è più forte di me! Quindi, oggi, parliamo di un libro così che rientra appieno in questa categoria: l’ho comprato perché mi ispirava il titolo, Il mio Vietnam, e mi dava l’idea di un ricordo più affettuoso e personale del solito Vietnam che puoi trovare raccontato in giro. Non serviva altro, dopotutto è un Nottetempo, casa editrice che, storicamente, seleziona parecchio le sue uscite. E invece, galeotto fu un “Vediamo come inizia…”

Il mio Vietnam è un racconto lungo che, in meno di centocinquanta pagine, racconta di una vita, di anni che passano e di persone che crescono cambiando le usanze, non solo grazie alle contaminazioni culturali o alle dittature che cadono, ma proprio perché, il passare degli anni, evolve le civiltà nonostante i singoli non sempre siano preparati a questo cambiamento. Come in molti libri provenienti dall’oriente, questo rapporto simbiotico fra uomo e natura che lo circonda si sente anche qui, anzi, forse si sente anche di più nonostante lo spazio a disposizione per descriverlo sia molto poco per ovvi motivi. Chi ci porta con lei nel mondo che l’aspetta e che poi l’accoglie, è una ragazzina di nome Vi, fuggita con la madre e il fratello dalla dittatura e poi tornata in Vietnam da adulta e lavoratrice e che nel frattempo è cresciuta prima in un campo profughi e poi si è formata in Canada.

La foto della copertina non è scelta a caso. Questo racconto è come una pioggia in un momento qualsiasi, una di quelle che ti colgono per caso, per strada e che iniziano con una goccia, poi tre, altre dieci e subito dopo tutto insieme scende giù il finimondo. Ecco, se uno analizzasse l’onda di questa storia vedrebbe che inizia con una leggera variazione per esplodere e finire poi alla chetichella. Ma non è un racconto che scappa quando si chiude il libro, lascia una scia come la pioggia. Qui si racchiude il senso della “natura” orientale che nella storia invece viene rappresentato come il rapporto fra contesto in cui si vive e singolo individuo. Quando tutto inizia la nostra Vi è una ragazzina e non percepisce l’entità di ciò che avviene attorno a lei, la sua realtà non muta di tanto con l’avvento del regime. È inserita in un contesto che, all’apparenza, non muta se non in piccoli particolari, qualche atteggiamento, la sparizione dei libri e poi del nonno che poi ricompare. È un mondo che ha delle regole ferree che vengono da una tradizione e che inserite nel luogo che le ha generate hanno un senso, anche se per noi occidentali strano, e che trasmigrate in un luogo diverso, con le stesse persone, improvvisamente diventano stonate.

(Simona Scravaglieri)

È forse questo il passaggio interessante di un racconto che mappa la storia di migrazioni, di cambiamenti e crescite e che si nutre di questi contrasti; è un mondo strano nella misura in cui non ci appartiene ma non perché non siamo vietnamiti ma solo perché non siamo emigrati.
La storia di Vi, ci appartiene per questo perché ci permette di sbirciare nelle profonde contraddizioni che vive chiunque si sposti, dove anche un saluto fra due estranei che si presentano si nutre di azioni diverse sebbene il fine delle azioni stesse sia il medesimo. Ci appartiene perché viviamo in un mondo che ha abbattuto i confini e ogni giorno ci confrontiamo con questo mondo. Lo facciamo attraverso le notizie, i contatti e persino sbirciando un video: guardiamo, ci contaminiamo, percepiamo che esistono linguaggi diversi ma non rapporti differenti e questo evidenza la nostra flessibilità o no al cambiamento e alla vita che ci si sta prospettando davanti.

Ora non penso che fosse questo lo scopo iniziale dell’autrice, perché dalla costruzione della storia sembra più evidente l’intenzione di voler rendere partecipe il lettore della dicotomia che vive una ragazzina che nasce in un mondo che ricorda a malapena, cresce in un altro e da adulta deve trovare un modo per far convivere questi due mondi cui sa di appartenere ma che sente che nessuno la rappresenti. Rende perfettamente l’idea e lo fa con una naturalezza che ti fa venire il dubbio che non sia una storia totalmente inventata, ma che abbia un fondamento autobiografico. Ma come detto questo racconto lascia una scia e tu non puoi smettere di pensare a Vi e a quello che hai letto, non perché non ci sia un finale canonico all’occidentale ma proprio perché sia una costruzione concepita come una storia che finisce quando ha esternato il suo obiettivo, ovvero evidenziare quel tratto di vita, e si esaurisce dove una parola in più sembrerebbe eccessiva.

Il mondo cambierà dopo la storia di Vi? Probabilmente no, ma tu sì. Quella ragazza che fino a ieri faceva parte di una moltitudine di corpi e di facce che avevi visto ma ti erano rimaste in mente giusto il tempo di guardare altro, oggi ti appartiene. Non lo fa con quelle storie pesanti e martellanti, non deve correre verso un appuntamento con l’ultima pagina, non ha bisogno di capitoli a separare i momenti. Quella di Vi, cessa pure di essere una storia grazie a questa scrittura a metà fra la diario intimo e sussurro, sospesa in un limbo in cui il ritmo non è dettato dalla scrittura o dal tono di chi te la sta raccontando ma dalla tua curiosità di sapere ancora, guardare facce e sentire voci. Vi ti apparterrà perché non ha poteri speciali, non ti interesserà nemmeno se sia bella o brutta, intelligente o scema. Vi è un essere umano, dotato di emozioni come tutti noi, contrastanti, a volte dolorose e in altre straordinariamente belle, è un insieme di facce delle persone che le hanno voluto bene e di quelle che l’hanno contrastata, è la somma delle sue esperienze e la differenza di quelle che vuole dimenticare perché ha deciso che non le devono più appartenere.

Non c’è altro da dire, se non che questo meraviglioso viaggio che ho fatto con questo libro spero non esaurisca la sua scia, perché mi ha lasciato una bella sensazione.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il mio Vietnam
Kim Thúy
Nottetempo Edizioni, ed.2017
Traduzione a cura di Cinzia Poli
Collana “Narrativa Nottetempo”
Prezzo 15,00€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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