I libro-compulsivi, un’intervista a Marco Candela

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In passato mi è stato chiesto più di una volta se volevo intervistare qualcuno e io sono sempre stata restia. In generale non avevo dimestichezza e in più io, nonostante sembri tutto l’opposto, sono sempre restia a essere sciolta nel rapporto face-to-face con gli intervistati. Ma visto che qui di spazio ce n’è, che sto cercando di ritornare regolare con le pubblicazioni anche se non sempre mi riesce, mi sono detta che sarebbe stato il caso di iniziare con qualcuno che mi conosce da tempo e che non ha problemi a segnalarmi dove sbaglio e, in più, è anche uno degli amministratori di una pagina FB che ho visto nascere e che periodicamente consulto: I Libro Compulsivi.
Lui è un lettore attento ai dettagli e scrupoloso e quando qualcosa non quadra cerca sempre di confrontarsi con gli altri. Nella pagina ogni amministratore si occupa di rubriche che sono affini ai propri gusti di lettura e oltre a quella di cui ci parlerà oggi, Marco, cura anche quella degli Incipit, dove trascrive – perdonate la ripetizione- l’incipit di romanzi vari, e quella dedicata alla Poesia in cui vengono trascritti testi per chi ama questo genere di scrittura. Chi, pertanto, poteva essere meglio di Marco Candela per iniziare questa avventura? Nessuno ovvio!

Ciao Marco, come è nata la pagina de I libro-compulsivi?

E’ nata dalla passione per i libri di un gruppo di amici molto stretto che comprende diverse regioni d’Italia. Ci conosciamo tramite Facebook e la passione per i libri ci ha portato a iscriverci ad una pagina che segnalava letture interessanti che purtroppo, col passare del tempo, si è modificata in modo nefasto, dove utenti che prima parlavano di libri hanno iniziato a fare pubblicità ai prodotti più svariati (io ricordo anche cose molto volgari). Poiché non c’era più un particolare controllo della pagina da parte degli amministratori, fu deciso di crearne una dal nulla dove sarebbero stati vietati post di spam e auto-promozioni.

Quindi quali sono le mission della pagina? Come I libro-compulsivi si inseriscono nella compagine delle iniziative di gruppi e pagine Facebook che propongono più o meno, bene o malamente, libri e letture?

In generale ogni amministratore ha un compito e una rubrica specifica. L’obiettivo nel 2011, quando non c’erano molte proposte simili, era quello di rendere il rapporto pagina-utente meno passivo, anzi collaborativo. Non si chiedevano solo risposte ma opinioni e sotto i vari post c’erano molte discussioni articolate sul gradimento e analisi del contenuto. Col tempo abbiamo modificato alcune rubriche per crearne di nuove ed essere sempre sul pezzo. Ad esempio io, che sono un edicolante, ho sempre proposto articoli interessanti trovati nelle pagine culturali o eventi che riguardavano collane pubblicate in edicola: raccolte di poesie, romanzi di singoli autori o di generi diversi (noir, romanzi per ragazzi come Tom Sawyer o Heidi, e, a volte, anche saggi). In passato avevamo anche gruppi di lettura, ma col tempo è venuta un po’ meno la presenza di alcuni lettori assidui, che ormai sempre più spesso guardano alle pagine come dei piccoli telegiornali con argomenti specifici. Ormai chi si iscrive ad una pagina di libri, difficilmente lo fa per parlare di libri o recensirne o ancora per avere dettagli da chi ha già letto quell’opera. Ormai si vuole l’informazione pura e noi cerchiamo in un certo senso di adeguarci senza però snaturarci.

Ma parliamo in maniera più approfondita delle rubriche che curi tu, di cosa ti occupi?

Poiché le mie letture di gioventù furono tutte basate sui classici Newton Compton che uscivano in edicola (i famosissimi 1000lire, 2000lire fino ai Mammut che arrivavano alla cifra di 7.900 lire e che quando uscirono portarono i classici anche a chi di solito non li leggeva), avevo una cultura su autori un po’ di nicchia: Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft, Ambrose Bierce e Arthur Conan Doyle che mi piaceva come autore di romanzi del mistero e non del classico Sherlock Holmes, ero molto limitato in fatto di autori come Philip Roth, Amos Oz e via dicendo. Poiché quindi gli altri amministratori portavano argomenti legati letteratura più, passatemi il termine, altolocata, io creai una rubrica che esiste ancora: Il libro che non avrei mai pensato di leggere, in cui scrivevo di romanzi strani e curiosi che avevo letto di autori che al momento mi erano sconosciuti ma che invece erano rinomati.

E, tra i libri segnalati nella tua rubrica, quali hanno avuto più successo? E quali sono stati i più contestati?

Scoperte Scientifiche non Autorizzate di Scoperte Scientifiche non Autorizzate di Marco Pizzuti (Il punto d’incontro Editore, 2011, 15,90€) è sicuramente tra le proposte più contestate: il libro parlava di quello che oggi comunemente è definito complotti e fatti che la gente “non deve sapere“. Era visto come un libro da non segnalare su una pagina che cercava, attraverso proprio i libri, di portare proposte culturali differenziate ma autorevoli a chi cercava novità attraverso il social.

Quindi un libro di quelli che oggi si definiscono per “complottisti”?

Sì, ma all’epoca io lo trovai divertente.
Tra quelli che, invece, hanno avuto più successo c’erano i libri sconosciuti di autori noti per altri capolavori. Ad esempio dei vari Conan Doyle o Stoker. Io spesso proponevo i lavori meno noti e a volte anche fuori dai loro temi preferiti. Non tutti sanno che Doyle per esempio amava l’occulto e scriveva romanzi molto diversi dal suo amatissimo/odiatissimo Sherlock Holmes.

Veniamo alle cose più interessanti: cosa hai letto di particolarmente bello nell’ultimo periodo? Ci segnali qualche libro e ci racconti qualche cosa di più in merito?

Nell’ultimo periodo mi sono molto affezionato ai romanzi di John Dunning, un autore statunitense che ha creato la figura di un ex poliziotto amante dei libri che apre una libreria ma che nel frattempo continua il suo lavoro di indagine spostandola appunto ai libri. Mi ha messo davanti gli occhi una realtà sui libri che non conoscevo: quella dei collezionisti di libri e quella dei cacciatori di libri, che spesso cercano nei mercatini o dai rigattieri libri che poi si scoprono essere prime edizioni o edizioni fallate e quindi uniche o rare.

Due titoli da segnalare?

Il detective che ama i libri (John Dunning, Rusconi Editore, 2016, 14,90€) e Il risveglio del libraio (John Dunning, Rusconi Editore, 2016, 18,90€)

Poi posso segnalare Jesse Ball, un altro autore che con i suoi due romanzi, Quando iniziò il silenzio (Jesse Ball, Baldini+Castoldi, 2015, 18,00€) e Censimento (Jesse Ball, NN Editore, 2018, 18,00€), mi ha conquistato. Nel primo si parla di un uomo che viene condannato per una strage che forse non ha compiuto ma che si trincera dietro un silenzio assoluto e di un giornalista che ripercorre la sua storia perché anche la moglie da un giorno all’altro ha smesso di parlare.
Il secondo parla di un viaggio verso una città lontana di un padre che sta per morire. È un viaggio di lavoro, per fare il censimento per l’ufficio per cui lavora, e ma anche un modo per stare ancora un po’ insieme con il figlio, forse con la sindrome di down, che lo accompagnerà.

Quali sono i libri di successo dell’ultimo periodo, che ti è capitato di leggere, che proprio non ti hanno convinto e perché?

Ho scoperto tramite un regalo di un’amica i romanzi di Maurizio de Giovanni, e, dopo aver divorato tutta la serie del Commissario Ricciardi, sono passato ai Bastardi di Pizzofalcone.
Dopo questi romanzi incentrati sull’indagine poliziesca, l’autore si è cimentato con I Guardiani (Maurizio De Giovanni, Rizzoli Editore, 2017, 19,00€), dove in una Napoli esoterica, alcuni depositari di antichi culti si contrappongono ad un gruppo di accademici che invece tentano di sollevare il velo su queste pratiche misteriose e che da secoli sono state interdette ai più. Ma purtroppo, copiando un po’ lo stile di Dan Brown, De Giovanni secondo me ha toppato clamorosamente. E, infatti, ha proseguito le serie dedicate a Ricciardi e ai Bastardi, ha creato nuovi personaggi in nuovi romanzi come Sara di notte e Gelsomina Settembre, ma ha totalmente smesso per ora di dare un seguito alla storia de I Guardiani. .

A quanto pare ti piace parecchio il genere giallo e a questo punto mi viene da domandarti che cosa ne pensi del nuovo corso del genere che occhieggia al romanzo? In questo spazio si è parlato spesso di libri che hanno forti influenze da generi differenti. I libri diventano più lunghi e articolati e a volte creano personaggi più complessi e forse l’insieme è meno focalizzato sul delitto ricomprendendo tutta una serie di aspetti personali di chi indaga…

In passato ho letto molti romanzi che si focalizzavano soprattutto sul lato che riguardava il delitto o le motivazioni che portavano al suo compimento. Pazzia, riti mistici o un piano elaboratissimo da parte del killer che era sempre un passo avanti a chi doveva catturarlo. Poiché ormai era banale il delitto in sé per sé, si cercava l’elemento che attirasse il lettore e lo stupisse. Oggi molti romanzi invece intendono il delitto e l’indagine un mero espediente per parlare del protagonista della storia, che deve evolvere di romanzo in romanzo, ormai divenuti seriali, per raccontare un tipo di storia diversa. Allacciandomi a De Giovanni, Ricciardi è un uomo senza amore, con solo 2 amici, ritenuto dai suoi colleghi quasi uno iettatore per i suoi modi schivi o uno stregone per come risolve casi irrisolvibili. Ma in ogni delitto, Ricciardi viene a conoscenza di cose che ha dentro di sé ma che mai nessuno gli ha insegnato ad usare e che da solo ha forse paura di mostrare. Poi si innamora nonostante si creda pazzo e voglia evitare di contagiare la purezza di chi ama.

Ma secondo te era meglio prima o il nuovo corso dei giorni nostri? Oppure: siamo di fronte ad una evoluzione del genere che non ha ancora trovato una sua definitiva forma?

Non so dire se il nuovo corso sia migliore di quello precedente, perché mi pare che oggi si somiglino un po’ tutti. La figura di chi indaga forse in precedenza aveva qualcosa di mitico che ora manca. Non esistono più le deduzioni di Holmes, di Dupin o di Nero Wolf, ma problemi personali di personaggi che si rispecchiano in quelle degli antagonisti.

Quindi pensi che ci sia ancora da dire e da cercare, sia nella forma narrativa che in quella di architettura di storie, per creare una versione migliorata di quello che attualmente leggiamo e vediamo uscire nelle librerie?

Sì, finché ci saranno esperienze umane che non conosciamo, si potrà sempre inserire un contesto nuovo e quindi innovativo per chi legge. Ad esempio ultimamente Camilleri ha usato Montalbano (almeno nella fiction televisiva) per il salvataggio di alcuni immigrati che rischiavano di morire in mare. Questo è un contesto nuovo nel genere letterario e a molti conosciuto solo tramite i giornali e telegiornali. Ma se queste notizie spesso ci lasciano indifferenti, il romanzo invece costringe a ricreare mentalmente la scena coinvolgendo il lettore emotivamente in quel che accade e viverlo così regala una nuova prospettiva e fa riflettere. Queste sono cose che in Poe o Doyle non troverai mai.

E per concludere: consigliaci due libri che dovremmo leggere secondo te

Il Genio e il Golem di Helen Wecker (BEAT, 2013, 12,00€). È un romanzo che mi ha colpito molto. Parla di un Golem donna costruito da un uomo senza moglie per sbrigare tutte le faccende che secondo lui, dovrebbe fare una donna. Poi l’uomo muore e il Golem, mentre si mette alla ricerca di un nuovo padrone, incontra un genio uscito da una lampada trovata da un ferramenta che diventa ferramenta a sua volta. L’ho trovato scritto bene e con una storia talmente stramba da apparire plausibile.
Come secondo libro consiglio La tredicesima storia di Diane Setterfield (Mondadori Editore, 2018, 12,50€). Un altro romanzo che mi è rimasto impresso per la sua storia tragica ma familiare, molto simile alle storie dei miei autori preferiti che leggevo da ragazzo.

Non mi rimane altro da fare che ringraziare Marco per questa bella intervista e per l’interessante elenco di libri segnalati, salutare tutti gli altri amministratori, e invitare i curiosi ad andare a sbirciare fra i post, sempre numerosi e interessanti, de “I Libro Compulsivi”.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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