Ricrescite, Sergio Nelli – L’arte della vita…

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Un papavero in un campo di fiori chiari si distingue dalla massa. Ma se si cambia prospettiva, un papavero, può anche ricordare un momento particolare in una marea di ricordi, come avviene nei ricordi del professore ideato da Sergio Nelli in Ricrescite
Lee_seonghak (Pixabay)

Il limite di questo libro è che, nel suo essere molto particolare, a me è piaciuto un sacco anche se ci ho messo un po’ a capire come prenderlo. Il problema era adattarsi ad uno stile di scrittura intimo che mappa un anno di un padre, insegnante e anche scrittore, tutti in una stessa persona, dove ogni capitolo racchiude i pensieri sparsi di un mese. Il problema era come porsi davanti ad un appunto sulla vita privata seguito da una descrizione delle curiosità sui vulcani, magari intervallato da qualche resoconto di una visita ad un gruppo di sostegno per gli alcolisti anonimi dove il protagonista realizza interviste. Il segreto che vi posso svelare è che anche per Nelli, come successe qualche tempo fa con Morelli, il trucco è “non porsi” ma seguire la corrente per vedere che cosa succede.

Come detto l’anno di questo insegnante è ricco di eventi: il figlio sta crescendo, il palazzo della casa in cui vive dovrà essere ristrutturato, il nostro eroe di tutti i giorni spera in un trasferimento di scuola per non dover continuare a fare avanti e indietro e, nel frattempo, medita di scrivere un libro che racconti di vite rovinate dall’alcol. A fare da contorno a tutta questa vita ci sono le cose che accompagnano tutti noi, ovvero le passioni: in questo caso i vulcani e la lettura.

Una vita normale insomma, quella che può vivere ognuno i noi, eppure proprio per la sua particolarità di appartenere ad uno specifico personaggio, straordinaria. Perchè in fondo la vita non è straordinaria in quanto si sta vivendo qualcosa di eccezionale, ma è il viverla ogni giorno il fattore di eccezionalità. Nelli in pratica fa questo, racconta l’eroico atto di gestire le abitudini, le domande anomale che compaiono un secondo e sembrano richiedere vitali risposte e che nel secondo successivo spariscono. Ora, io non sono una scrittrice, ma lo trovo un esercizio alquanto complicato per uno scrittore; ironicamente è più semplice scrivere di Stoner, avulso dal mondo che attraversa la vita come si attraversa un incrocio stradale, che trovare le parole giuste e sempre diverse per raccontare giorni che si ripetono senza soluzione di continuità, senza annullarsi come autore che parla ai suoi lettori.

Ricrescite è un diario di appunti sparsi di un professore, l'autore è Sergio Nelli
(Simona Scravaglieri)

Ma diciamocelo sinceramente come si può rappresentare una vita contemporanea senza ricorre ad artifici? Fino ad oggi avrei detto che sarebbe stato praticamente impossibile, perché in fondo, il cipiglio di un autore, il suo valore aggiunto è dato proprio dalla caratterizzazione, dall’inquadratura che sceglie per i propri personaggi. Ma è questa aggiunta, questa finitura che falsa la rappresentazione: chi quando dichiara il proprio amore ha tanta enfasi di un romanzo, o vive il proprio dolore in maniera che sia così evidente la sua insofferenza. Nelli invece sfronda a rischio di spiazzare il proprio lettore sceglie di dedicare la sua arte ad altro, sceglie di sentire la stessa cadenza del tempo che passa, di guardare attraverso una finestra un giardino perduto che rinasce, proprio grazie a nuove cure, senza intervenire. Altresì sceglie di non collegare i pensieri, perchè nessuno di noi lo farebbe, perché il diario è un po’ come il muro su cui scrivi “scemo chi legge”, ci ridi su per il tempo che lo scrivi immaginando quanti lo leggeranno e che subito dopo aver finito ha perso il suo fascino. Il diario racconta dell’attimo fugace che è molto diverso dal successivo, perché chi scrive è diverso e proteso a quello ancora successivo.

In più “Ricrescite” non è un titolo immediato: se leggo ricrescite mi aspetto che qualcosa ricresca e invece il fatto strano di questo lavoro è che una ricrescita c’è, ma è un po’ velata non è il centro dell’attenzione dello svolgersi degli aventi. È una cosa un po’ contorta cui arrivare dopotutto un diario che mappa un anno descrive una crescita – e non una ricrescita – a rigor di logica! E invece andando a scandagliare e ricordare quel che ho letto, la ricrescita c’è ma non è così immediata da vedere.
L’uomo ha un’origine e una fine: l’origine, non sempre, naturalmente decade nell’arco di una vita e, non sempre, l’uomo propende a generarne un nuova. A ben guardare qui c’è ed è rappresentato da un giardino, che compare e scompare, che si intravede e poi subito sparisce all’occhio. In quel giardino generazioni si alternano, si conoscono e si lasciano e incrociano le vite con altre generazioni diverse.

Quindi, non essendo una narrazione lineare, non posso che dire se sia scorrevole o no. Non chiedetemi di farlo. Posso dire che lo è perché è scritta sotto forma di appunti, pensieri sparsi e ricordi, quindi ha la scorrevolezza dovuta al tempo a disposizione per scrivere o anche dovuta alla disponibilità ad aprirsi. Il ritmo è dato dalla cadenza del passare dei mesi, capitoli leggermente più brevi compaiono qui e lì e sembrano suggerire mesi più o meno impegnati, ma rimangono sempre variegati e, qui e lì, F., il figlio dell’autore del diario, ti strappa qualche sorriso in questo rapporto strano che tutti i figli hanno con i loro papà visti ora come persone serissime e ora come compagni di gioco.

È uno scritto interessante, con quella punta di stranezza che quasi ti sfida a leggerlo e a cui non puoi resistere e si pone al lettore un po’ come un quadro moderno che, per essere tuo, richiede la tua partecipazione emozionale. Non è uno di quei libri che apri e finisci subito, nonostante sia breve, sfuggirebbe il senso della rappresentazione, quindi non è un lavoro da battaglia di letture a cui ricorrere per fare +1. Richiede il tempo di depositarsi per essere accettato e altrettanto per essere compreso. Ma alla fine ti rimane la soddisfazione di aver per qualche minuto avuto fra le mani un meccanismo di questa complicata cosa che è la vita. L’unico piccolo neo è l’introduzione di Moresco, mi perdoni Tunuè, che io temevo fosse pesantissima e invece dimostra poco mordente. Anzi a dirla tutta io l’ho riletta due o tre volte, pure a libro finito, e ci ho trovato pochi spunti, anche se ad un certo punto pensavo di essere io a non essere in grado di comprendere lo scrittore. Con Nelli ci sono riuscita con Moresco no, diciamo che abbiamo finito con un pareggio pieno va!
Se sei un lettore impavido e curioso, questo libro, nella sua rappresentazione contemporanea, è un lavoro che dovresti conoscere.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Ricrescite
Sergio Nelli
Tunuè edizioni, ed. 2018
Collana “romanzi”
Prezzo 15,00€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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