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“La manomissione delle parole.” Gianrico Carofiglio – Vorrei ma non posso

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Coincidenze fortunate solo in parte

“Vorrei ma non posso”, sembra essere questo il manifesto di questo libro e io sono dispiaciutissima di dover dare un voto basso ad uno scrittore cui riconosco l’intelligenza e la sagacia per poter scrivere delle umane relazioni ed emozioni. Con i libri Carofiglio ci siamo incontrati più di una volta in librerie reali e multimediali e l’ho sempre lasciato da parte. Poi per un errore di una libreria online mi arrivò “Le perfezioni provvisorie” e, sempre perché le cose non accadono a caso, l’ho letto e me ne sono innamorata.

Questo libro, checché ne dica l’autore è costruito come un saggio, solo che non è riuscito nemmeno a lui di tenerlo in piedi e infatti, alla fine, deve aggiungere un saggio di una studiosa di Filologia e contestualmente deve precisare al lettore che nelle sue intenzioni non v’era quella di fare un saggio ma una riflessione.

Per cosa vale leggerlo

E invece questo libro vale averlo per la splendida introduzione di Carofiglio  che spiega il perché de “La manomissione delle parole”. In un suo giallo, l’avvocato Guerrieri va in una libreria bar e rimane affascinato dall’introduzione, tutta fatta dall’autore stesso, appunto sulla manomissione delle parole. I lettori di Carofiglio, ammaliati anch’essi da questa descrizione, hanno più volte manifestato la volontà di trovare e avere quel libro che in realtà non esisteva.

Vale altresì avere questo libro per i primi due capitoli dove l’autore analizza l’importanza del linguaggio. Linguaggio che è il mezzo di espressione universale e chi “non ha parole” non ha voce e rimane ultimo degli ultimi. Studiare e “avere un adeguato vocabolario” non è solo indice di cultura che si può sfoggiare qui è là, ma è importante per potersi realizzare e presentare attraverso il linguaggio.

La sconfitta di tesi brillanti

Il problema è che il saggio finisce qui. Dopodiché le convinzioni personali, che non sono giudicabili ma potrebbero essere discutibili, perdono aderenza con lo sviluppo della teoria e vanno a concentrarsi sulla politica che oggi tanto ci fa discutere. Vengono portate a favore tutta una serie di citazioni e di riferimenti bibliografici, che potrebbero essere teoricamente corretti, ma così affiancati, ora a supplire ad una teoria ora un’altra, perdono la loro valenza proprio perché riferimenti a volte sono molto forzati.

1984. Quando utilizzare Orwell diventa una debacle totale

In alcuni casi, si tralasciano tutta una serie di fattori per dimostrare una tesi che può essere ascoltata da un tuttologo di bassa lega, tipo quelli che diventano allenatori ai mondiali e politici alle elezioni per intenderci. Si cita ad esempio “1984” di Orwell non tenendo affatto conto – o forse non portavano l’acqua al suo mulino? – di uno dei saggi più interessanti che lo stesso abbia fatto sul rapporto fra politica e carta stampata e appunto il potere della parola nei rapporti nazionali e internazionali.

Se me ne sono accorta io, semplice lettrice della domenica (perché non faccio questo per lavoro ma solo per passione), vuol dire che la manchevolezza è decisamente evidente. Si fonda su tutte quelle mancanze di certi partiti politici che “vorrebbero ma non possono” che fondano la loro sussistenza e giustificano la loro voglia di potere, non su approcci programmatici, che evidentemente non hanno, ma sull’aizzare all’odio le folle (quelle che non hanno le parole nel primo capitolo per esprimersi e quindi spesso passano alle mani, come si vede anche negli ultimi tempi).

A volte bisognerebbe ricordare quali sono i luoghi e le parole

Il contradditorio politico fra forze deve avere la dialettica e non l’incitamento alla rivolta perché è anche grazie all’incitamento alla rivolta e alla libertà (quella de “La fattoria degli animali“) che si arriva proprio ai regimi, ed è proprio in momenti come questi che ci si aspetta dalla classe culturale  riflessioni e analisi, che la politica evidentemente non può o anche non vuole fornire, e non schieramenti. Ed è in queste manchevolezze, o per dirla tutta volute manchevolezze, che Carofiglio non dimostra la sua tesi.

Il maiale e la risonanza

Il potere del linguaggio non sta solo nel significato delle parole ma sopratutto nelle ambivalenze dello stesse, che permettono di nascondere ciò che “non ci piace” a favore di quel che “ci piace”. E mi spiace dirlo che in questo suo scritto, e’ come il maiale della “Fattoria degli animali”, altro straordinario esempio di rapporto parole e massa, che fa da cassa di risonanza delle parole di un potere (che ad oggi non c’e’ ma che riempie le piazze e le tv in maniera urlata per nascondere ciò che si millanta esistere ma che non c’e’) e che cambia il valore delle frasi aggiungendoci altre parole.

Delusione

Questo libro, come si può facilmente leggere dalla mia recensione, è stata una cocente delusione. Non tanto perché l’autore sia caduto nell’ovvietà più popolare (sembra infatti essere una mossa commerciale più che un saggio) ma perché veramente nei primi due capitoli sembra  che Carofiglio abbia i mezzi per poter scrivere sicuramente un capolavoro. Il problema, forse, è che nemmeno lui ci ha creduto fino in fondo. E’ un vero e proprio peccato.

Non è un libro che si possa regalare perché il prezzo non può che essere alto, sia in formato libro che Ebook, per due capitoli e una introduzione.

La manomissione delle parole.
Gianrico Carofiglio
Rizzoli Editore, ed 2010
Prezzo 13,00€
EbooK 8,99€

L’altro libro citato è “Le perfezioni provvisorie

La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio

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