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(Se i quadri potessero parlare in napoletano)

“Il profanatore di biblioteche proibite”, Davide Mosca -Parole di cuoio…a volte di candido rosa

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Leggende! Per un weekend ho rispolverato un “antico” genere del thriller storico con “Il profanatore di biblioteche proibite” e mi sono ritrovata a sorridere di certe metafore e di alcuni aspetti delle trame di questa singolare tipologia di libri. Probabilmente è un genere che ha bisogno di un completo distacco dal libro che lo ha reso così apprezzato nell’ultimo decennio, perché, per quanto mi riguarda, tutto ciò che viene dopo sembra un’appannata copia. 

L’offerta non sempre corrisponde alla qualità

Probabilmente, e lo sottolineo, dovrei evitare di comprare l’imprendibile. Mentre controllavo i mille emulatori che ho sull’ipad, mi sono accorta di avere sull’applicazione Kindle questo titolo. Succede spesso che, per varie offerte, io acquisti vari ebook e che li tenga lì in attesa di essere letti. Perché sono sicura di averlo trovato in offerta? Semplicemente perché solo in quei casi potrei essere indotta a comprare libri che, se si rivelano farlocchi, non posso scambiare con chi li apprezza più di me! 

Difetti di genere

Il problema, in questo caso, è che dopo, aver letto una quindicina di titoli usciti sulla scia del successo Codice Da Vinci, dieci anni fa avevo concluso che, nonostante gli errori storici, di storia dell’arte nonché sulla religione, oltre quel punto di successo e di articolazione di una trama e per quella particolare tipologia di trama, non si poteva andare. La “perfezione” di quel libro, lasciatemi passare il termine tenendo conto del fatto che dichiaro che ci sono errori, è data da pochi fattori:

  • una presunta novità rispolverata al momento giusto. Mettere subito la morte del tenutario del sapere e poi giocare con i capitoli un po’ avanti e indietro nella storia è stata una formula vincente ma non nuova – era sta già proposta in passato sia con gialli che con altri tipi di generi, ma in quel momento il connubio fu perfetto-;
  • il fatto che si fondava sulla burla del secolo quella di Pierre Plantard che per evadere dalla sua vita insignificante e con l’aiuto di uno storico e di un presentatore radiofonico si inventò il Priorato di Sion e riuscì a portare incartamenti debitamente taroccati lasciandoli nella Biblioteca di Francia. Il fatto che fossero lì, diede a loro il certificato di autenticità e finché non fu scoperta la truffa, ma anche dopo, tutto il mondo si interrogava su questo Priorato che aveva fra le sue fila personaggi così illustri.

I finali sono peggio delle presunte leggende

la copertina del libro de "Il profanatore delle biblioteche proibite"
La cover del libro, che poi di biblioteche proibite manco una qui dentro!

Ora, perché tutti gli altri non reggono? Perché la falla di questo tipo di libri è data dal fatto che saltando per la storia e ricostruendo impossibili rimandi, paraboliche situazioni o altro, inventarsi un finale che non sia attaccabile è decisamente impossibile. L’aderenza ai fatti storici, veri, fasulli o presunti è così stretta, indipendentemente da come sono presentati, che, quando arrivi al dunque, e l’unica conclusione certa è che l’oggetto che tutti stanno affannosamente cercando come matti si trova solo al Campo Marzio a Roma, mentre loro per 300 pagine hanno girato il mondo, qualche remora ti viene.

Viene perché questi lavori si fondando su presunte leggende e quindi dovendosi vestire di verità storiche, cercano di essere più vicini possibili alla verità di quel che “si dice”. Quindi la scelta ovvia è che, siccome si tratta di leggende, si sceglie la strada del fantastico nel finale, come avveniva in un thriller similare di cui non mi ricordo il nome dove i protagonisti giravano mezzo Oriente per cercare il segreto scritto dentro i versi del paradiso di Dante e poi finivano in una grotta del deserto circondati dagli angeli che li portavano alla gloria della luce.

Dopo parole come “il pianoforte che biancheggiava” mi aveva già persa!

Cosa ha questo lavoro che non va? “Parole di cuoio”, “pianoforti che biancheggiano”, “colonne di rosa candido”-per due su tre non è necessario nemmeno contestualizzarle per coglierne l’assurdità!-, sono solo una parte delle definizioni/parole dell’autore che, inserite nella frase in cui vengono proposte, stonano come il pianoforte che biancheggiava. Va bene, stai scrivendo un thriller storico, ma non é necessario mettere questi iperbolici accoppiamenti che sono forzati e fintamente aulici che ti fanno perdere di credibilità!

Storie di storici frustrati single e di altri che, seppur frustrati, sono anche cattivi e leggende che è meglio lasciar perdere

La storia è classica: tipico studioso che ha fatto 16 anni di ricerche molla tutto per aprire un’enoteca a Cesenatico, viene contattato da un uomo, il Colonnello, che ha un cliente che cerca il bastone con cui è stata fondata Roma. Lo studioso non ne vuole sapere ma il Colonnello ha mezzi convincenti, e alla fine lo studioso sempre pieno di paure, e con la remora di aver studiato sedici anni e non aver vissuto mai veramente perché è single, si mette alla ricerca del benedetto bastone accompagnato da una ragazza dell’organizzazione, che si chiama, guarda caso, Artemisia. Ad aggiungere suspence, compare un altro compratore con un’altra schiera di militari alla ricerca del bastone e dello studioso e altri studiosi che Lazzari, il ricercatore, contatta girando per mezza Italia a zig zag cercando indizi.

Lo troverá? Non ve lo dico… se lo volete sapere dovete leggerlo come l’ho fatto io! Certo è che questo titolo conferma che se, in epoche passate, come avvenne per la Divina Commedia, il Canzoniere, il Decameron e altri milioni di classici, hanno avuto fortuna è anche perché hanno avuto un sacco di imitatori, ricordo a memoria – per il prossimo che decida di scrivere su un libro di cui nessuno sa, ma sul quale potrebbe ricamare alla Dan Brown – che anche Michelangelo scrisse il suo canzoniere. Sò di fare un paragone azzardato fra Dan Brown e Dante ma, trascurando l’assurdità del parallelo e la botta di fortuna di Brown, e parlando solo di successo e creazione di uno stile si può facilmente fare la considerazione che segue.

Fama, imitazione e leggende. Conoscere i meccanismi aiuta a non produrre appannate fotocopie

L’eccezionalità e la fortuna di quei titoli era data dalla rottura con la tradizione letteraria in cui venivano scritti e per la personalità dello scrittore che ne veniva fuori. Gli imitatori imitavano, ma non erano per questo più visibili perché il genere che imitavano non era loro, ma era a loro piaciuto o si vendeva particolarmente. 

Da qui se ne può dedurre che, la ricerca di gloria e di immortalità di uno stile non nasce dall’imitazione – che in arte è solo un modo per capire le caratteristiche e sfumature di un genere -, ma dalla capacità di rendere sé stessi in un pugno di righe indipendentemente da quello che i nostri lettori si aspettano di leggere da noi.

Chiaramente non è questo il caso.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il profanatore di biblioteche proibite
Davide Mosca
Newton Compton Editore, ed.2013
Collana “Gli insuperabili”
Prezzo 6,90€(cartaceo) 3,99€(Ebook Kindle)

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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