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La nuova generazione perduta, David Leavitt – C’è tutto un mondo dietro una perdita di una generazione nuova…

Come può una nuova generazione essere già perduta? Come possiamo imparare guardandoci indietro chi siamo oggi se il passato è discontinuo rispetto le sfide che ci si prospettano di fronte?

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Ci sono momenti in cui, tendendo casualmente le mani alla libreria -nel mio caso “librerie”- che contiene libri messi in maniera disorganizzata, il destino, ti suggerisca di fermarti a leggere un libro che si discosta dalle tue letture dell’ultimo periodo. È il caso di oggi, con Leavitt, un libro comprato in un mercatino perché proprio mi cercava (l’ho trovato tre volte, in tempi molto distanti l’uno dall’altro) e che proprio mi incuriosiva per il controsenso insito già nel titolo “La nuova generazione perduta“.

Come possa essere qualcosa di nuovo già perduto e come ciò potesse essere accaduto mi lasciava interdetta e così l’ho preso davvero a scatola chiusa. Non conosco la totalità del lavoro di Leavitt ma, questa raccolta di saggi, di cui più vecchio è – mi sembra – del 1985, mi ha particolarmente invogliata a farlo – sì, lo so, sempre la solita storia de i libri che chiamano altri libri, ma a me succede spesso e non posso farci nulla-.

Dissonanze realistiche tra nuovo e vecchio. Leavitt: vi racconto perché qualcosa di nuovo è diventato già vecchio

La “nuova generazione” di Leavitt è nuova e al contempo non lo è. Non lo è perché Leavitt è degli anni ’60 del ‘900, non lo è, ora, perché viviamo in un mondo in cui i trentenni sono già considerati quasi vetusti e infine non lo è per il cambio di valori avvenuto di generazione in generazione. È nuova perché, checché se ne dica, gli anni sessanta sono stati un po’ un giro di boa tra un mondo vecchio e ingessato, volto ai vecchi fasti prima della guerra, e improntato su una rinascita che, nelle generazioni precedenti, aveva radici ben salde e, infine, per le battaglie, che in America cominciavano a nascere molto prima degli anni ’90, sulla questione omosessuale.

Non è un caso che Leavitt apra la sua raccolta parlando della differenza fra la sua generazione e quella dei suoi fratelli, molto più grandi di lui. Un confronto netto e deciso, dove ad un certo punto dice di ammirare i fratelli proprio per la fiducia di affidarsi ai libri mentre la sua generazione, la prima a vedere i calcolatori e destinata a diventare la protagonista del boom degli anni ’80 e ’90, non ha la stessa certezza. I valori cambiano e dagli anni sessanta si delinea un distacco da quelle che fino ad allora erano certezze statiche.

In un pugno di saggi Leavitt riesce a contestualizzare un mondo

C’è un mondo in queste pagine che continua a cambiare e, come dice Leavitt, senza certezze ci si adatta e ci si ritrova ogni giorno. Se la torta di mele fino a ieri si faceva in un unico modo da ora avrà un milione di ricette altrettanto gustose e mai più una sola. Sembra una stupidaggine e invece marca in maniera chiara il cambiamento sociale e sociologico che tutte le generazioni si troveranno ad affrontare per sottrazione di valori e riferimenti e che ogni volta ci vede dover trovare ogni giorno un nostro posto nel mondo.

Ci sono articoli vari, tra cui uno in cui si narra la vicenda incresciosa di uno scrittore che lo ha querelato, che secondo il mio parere ci sta un po’ male, affiancato ad un pezzo in cui Leavitt parla di letteratura omosessuale e della sua limitatezza. Una delle battaglie del mondo LGBT, è proprio contro la stereotipizzazione della figura omosessuale, che tra parentesi è un difetto difficile da sradicare che, da come la imposta lui, sembra avere radici anche sulla prima versione della letteratura di genere. È un saggio che mi ha molto colpita perché, se la penna di Leavitt è solitamente molto precisa, qui lo è ancora di più.

La diffusione di libri di genere sull’argomento era scarsa negli anni ’70 e ’80 e, quella che c’era, era una trasposizione di classici romanzi rosa per donne: personaggi di una bellezza impossibile, che vivevano vite di una facilità incredibile intrecciando esistenze in maniera superficiale. Ad un ragazzino come Leavitt questo restituiva un’immagine di un futuro solitario e nascosto.

Non accontentarsi come scrittori e come lettori

David Leavitt, La nuova generazione perduta
(Simona Scravaglieri)

L’autore ad un certo punto fa una considerazione molto interessante su quanto sia stato difficile sradicare questo genere di letteratura, fornire modelli diversi e verosimili e infine cercare di restituire una dignità ad una letteratura che non era e non deve essere, ancora oggi, solo intrattenimento usa e getta. Se i valori ci abbandonano, i libri posso diventare simulacri di grandi verità purché ci si batta per fornire, attraverso le storie, un momento di riflessione al lettore. Non devono giudicare ma hanno ancora il potere di suggerire e di rassicurare, anche in campi come quelli più economici e commerciali. Ed è una cosa che non dovrebbe essere relegata solo alla letteratura LGBT ma a tutta la letteratura, in modo da arginare la dilagante moda del pressappochismo intellettuale che è il grande limite di oggi.

L’AIDS e gli anni ’80: una battaglia dimenticata ma che ha anticipato quelle dal 2000 in poi

Tra questi scritti ce n’è uno che, per me, è particolarmente toccante, e mi sembra sia quello che chiude la raccolta, che riguarda l’AIDS e la battaglia portata avanti dagli anni ’80 in poi nella salvaguarda e la tutela della salute delle persone. È toccante perché l’autore ha vissuto questa battaglia del riconoscimento e della diffusione dell’informazione su come prevenire in prima persona, perché ha visto spegnersi amici e colleghi.

È toccante perché anche io che di solito mi ricordo i libri ma non gli eventi del passato, ricordo perfettamente la paura e la disinformazione del periodo. Ricordo le campagne di informazione che incessantemente ci dicevano che l’Aids non si attaccava con una stretta di mano o un abbraccio, e fu il periodo in cui la pubblicità anche dei preservativi, forse per la prima volta, cominciò ad apparire sullo schermo anche se in orari reputati “più consoni”. Era il finire degli anni ’80 e fu veramente un momento buio, che si ripercorre passo passo seguendo le riflessioni dello scrittore.

Leavitt ci racconta come si cambia e come non ci si perde

È una lettura straordinariamente scorrevole perché saggi e articoli sono scritti in maniera colloquiale e quindi non ci sono quelle ampollose frasi il cui senso, a volte, rimane dubbio anche dopo lunga riflessione. Sono tutti scritti che sono delle piccole confessioni, come quelle che si fanno ad un diario alla fine di una giornata. È piacevole perché confidenziale, interessante perché arguto nelle sue osservazioni e accurato nella descrizione delle basi su cui poggiano le sue riflessioni, necessario per non dimenticarsi chi eravamo per poi essere dei “chi saremo” molto migliori di quelli “senza passato”. Una sorta di memoria da passare in eredità a chi verrà dopo di noi. Un libro che non mi sono affatto pentita di aver comprato e da cui non credo mi separerò.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

La nuova generazione perduta
David Leavitt
Mondadori Editore, ed.1998
Traduzione a cura di Delfina Vezzoli
Collana “Scrittori del ‘900”
Prezzo tra i 9,00€ e i 30,00€
(da valutazioni si Comprovendolibri/Amazon) 

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