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"Catania non guarda il mare", Daniele Zito – Architettura e anima urbana in Sicilia…

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Ora, io ero convintissima di sì, dopo questo libro non posso che confermarlo: Catania non guarda il mare. Ma la spiegazione, del perché non lo faccia, non ve la darò non perché sia complessa ma solo ed esclusivamente perché è una cosa che si scopre man mano, passando di quartiere in quartiere. È un libro arrivato a sorpresa, che è stato una sorpresa e una rivelazione e che mi ha convinto che prima o poi, io, Catania, la devo per forza vedere. Quella di oggi è una via di mezzo fra una cronaca di un viaggio e una vera e propria spedizione alla ricerca di quella anima cittadina che, se sei un semplice turista, non vedresti mai senza una mano attenta, e del luogo, che ti indichi a cosa e come guardare. Daniele Zito è la guida d’eccezione, quella non convenzionale, che mischia quelli che sono i luoghi comuni sui siciliani, spesso oggetto di monologhi di molti comici, e li riporta ad una dimensione più reale e veritiera.
Questo percorso che si fa, a cui fanno da introduzione un paio di capitoli anche divertenti per far acclimatare il lettore nel nuovo contesto, seguendo un filo conduttore che trasforma il viaggio da una semplice visita a una discesa nell’anima del contesto urbano che costituisce materialmente Catania.

La città, intesa come insieme materico architettonico, perde il suo senso fisico. L’architettura non è più rappresentativa di un insieme di edifici ma, bella o brutta o anche antica o moderna, trova la sua ragion d’esistere nelle componenti dell’anima urbana a cui essa stessa appartiene e in cui è stata concepita: storia, folklore, credenza religiosa o popolare, musica, usanze e persone e la cucina. Tutte queste diverse compagini affiancate ai luoghi creatisi fra un edificio e l’altro, mai chiusi definitivamente, parlano a chi sa ascoltare e costituiscono l’anima di un mondo che ha vissuto periodi di rinascita e di declino senza mai lasciare il passo alla dannazione ma che, con tutta quella saggezza tipica dei siciliani, guarda sempre al domani. Perché domani potrebbe essere diverso oppure uguale, ma è sempre un futuro possibile. Potrei finire il mio racconto qui senza aggiungere altro, perché già credo di aver detto molto, ma mi preme sottolineare altre due cose.

Sebbene infatti si tratti di un testo di pregio che mescola tutte le anime della città senza soluzione di continuità, in questo lavoro non si lascia mai il passo alla lagnanza o all’elegia, non è retorico e tanto meno noioso; Zito ti tira letteralmente per la giacchetta, ti fa segno da lontano quando ti stai perdendo nella folla che festeggia la santa, ti stringe il braccio nelle zone dove è meglio non girare con il naso all’insù , che non è raccomandabile, e ti indica dove ti sei macchiato quando ti fermi al baracchino dove ti ha portato a scoprire le delizie cittadine, magari ti schernisce anche un po’.
Una scelta di un modo di raccontare che avrebbe, in un momento come questo, potuto non aiutare, ma che ben modulata, invece, gli permette di dare ritmo alla narrazione che in un contesto del genere non ha picchi ma che necessita comunque di tenere viva l’attenzione del lettore.
A questo si aggiunge questa mescolanza di odori immagini e sensazioni, che ti sballottano fra passato e presente che rendono ogni visita che si sussegue un quadro a sé stante: da un lato questo gli permettere di mescolare storia personale con storia collettiva e dall’altro permette al lettore di diventare esso stesso partecipe di quella storia collettiva.

Daniele Zito, Catania non guarda il mare, Laterza, LettureSconclusionate
(Simona Scravaglieri)

Quando chiudi il libro, alla fin fine, Catania, è anche un po’ tua; ne riconosci i colori e anche tu non guardi più il mare certo che di quelle immagini, che sono in parte riportate fisicamente a commento del testo- a metà e alla fine del libro- e di quei racconti, sei stato anche tu veramente protagonista. Non puoi empaticamente non partecipare alla passione, mai eccessiva, di Zito per il suo mondo  che all’inizio quasi non comprendi; sembra solo un libro divertente e divertito all’inizio un po’ come quelle guide che per guadagnarsi il favore dei turisti fanno battute simpatiche a raffica. Ma è proprio in quei capitoli divertenti che l’autore snocciola i numeri e in parte le sue intenzioni. Istruzioni che potrebbero essere noiose e che invece così messe ti predispongono a guardare oltre; ma te ne accorgi alla fine del viaggio e non all’inizio, quando sei di nuovo all’aeroporto e quasi vorresti tornare indietro a Catania.

Ripeto, questo libro è stata una sorpresa inaspettata, ma da conoscitrice della collana Contromano di Laterza è perfettamente pertinente alla collana stessa mixando narrazione e saggistica ed entrando a pieno diritto in un discorso innovativo che guarda al contesto fisico come parte integrante di un contesto sociale molto più ampio e sfaccettato. Esperienze come queste sono quantomai rare e altrettanto splendide. Questo sicuramente è un libro da leggere, indipendentemente dalla destinazione proprio perché racconta un qualcosa che parla di un “noi” e che ci permette così di imparare a guardare anche al contesto che viviamo noi con occhi diversi. Come sempre, non poteva che essere un Laterza.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Catania non guarda il mare
Daniele Zito
Laterza, ed. 2018
Collana “Contromano”
Prezzo 13,00€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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