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[Dal libro che sto leggendo] Don ildebrando e altri racconti, Gustaw Herling – Racconto “Ferragosto. Racconto Romano”[Old post]

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[Appunti del 7 Febbraio 2025]

Un po’ di contesto:
“Don Ildebrando e altri racconti” è una raccolta che rimase poco nelle librerie italiane per l’epoca in cui fu pubblicato. Già nel 2010 era introvabile. In parte era dovuto al fatto che non raccontava storie convenzionali e in parte era dovuto alla “fama”, che oggi definiremmo gossip, che etichettava Herling come “uno che parlava sempre di morte e per questo motivo uno che portava morte o sfortuna”.

Gossip e isolamento

In effetti tutto questo chiacchiericcio era strumentale. Serviva per allontanare o meglio isolare qualcuno che in passato, come anche nel momento in cui scriveva, era polemico – verso la Russia e con i suoi metodi – ancor prima che se ne parlasse in Italia, con Saviano che raccontava di Varlam Salamov e dei Gulag. Pertanto in Italia con un partito Comunista, e successivamente con le sue rovine disperse in vari partiti, che guardava alla Russia e in parte ne dipendeva, Herling era veramente scomodo. Quindi i suoi libri si trovano spesso in biblioteca o in giro per il modo venduti da affezionati o ignari eredi di qualche lettore illuminato ma che non ne conoscono il valore.

Ancora oggi, e anche prima quando all’apice del successo Saviano ne parlò, né questo e nemmeno gli altri libri di Herling ebbero la fortuna di vedere ristampe. La sua fortuna fu tutta all’estero.

Buona lettura dalla me di oggi.
Simona Scravaglieri


Dal diario:

Annotazione del 6 Luglio 1972.

“Molti anni fa mi capitò di passare il Ferragosto, la festa che segna il culmine dell’estate per gli italiani, in uno squallido albergo romano. La città era deserta, faceva un caldo infernale. Giacevo nudo su un lettuccio zuppo di sudore, di tanto in tanto mi alzavo per mettere la testa sotto il rubinetto e per dare un’occhiata al pozzo buio del cortile. L’unico raro umore era il gemito dell’ascensore, quando un soldato di passaggio veniva per passare un’ora con una ragazza di Termini. Perfino l’amore, al di là della parete, era silenzioso e assonnato, senza grida e senza cigolii di molle. Oggi non sono più in grado di ricostruire il corso pigro e caotico dei miei pensieri, ma ricordo che strisciavano avanti e indietro sul terreno degli anni passati e che erano oppressi da una rabbia sempre più grande (secondo Kierkegaard questo è l’aspetto principale della disperazione). Verso le sei di sera provai qualcosa che e’ difficile definire: un buco nel tempo, il risucchio di una pompa dall’abisso. Stavo accanto alla finestra: fui strappato a quel torpore da una dolorosa fitta alle mani che tenevo strette convulsamente intorno al saliscendi delle persiane. Subito dopo, le strade risuonarono chiassose, la città tornò a vivere, nel palazzo accanto qualcuno cantava a squarciagola una canzone in voga. Durante il notiziario di mezzanotte la radio disse che alle sei della sera circa quattro persone si erano suicidate in diversi quartieri di Roma.”

Il male di vivere potremmo definirlo.

Estratto dal racconto “Ferragosto. Racconto Romano” contenuto nella raccolta di racconti:
Don Ildebrando e altri racconti
Gustaw Herling
Feltrinelli Editorem ed. 1999

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