"Paesaggi contaminati", Martin Pollack – Per non dimenticare…

5 mins read
Start

Questo saggio, potenzialmente rovinerà la vostra voglia di guardare fuori dalla finestra, ma per noi non dovrebbe comunque essere una novità. È un tema che abbiamo affrontato più volte nella storia contemporanea passata quella dei paesaggi contaminati sia dalla mafia che quelli che hanno visto la morte di partigiani e di fascisti. Oggi parliamo di ricordi cancellati, fa il paio con il libro di Taibo di mercoledì e giuro che non è un accoppiamento voluto, e del valore reale dell’identità che stiamo perdendo. Quando ad inizio anno avevamo parlato della cancellazione totale dalla cartina geografica e culturale dei popoli artici, credo di aver scritto che non ce ne siamo accorti perché queste storie appartengono a luoghi remoti di cui noi non sappiamo pressoché nulla. Succede la stessa cosa qui, ma in un’evoluzione di quello che è il saggio di Meschiari. Nel mondo di Artico Nero il punto è la scoperta di nuovi territori e la necessità di cancellare o spostare gli indigeni del luogo senza premurarsi degli impatti. Nel saggio di Pollack, ambientato nel periodo dell’ultima guerra invece non c’è la necessità di popolare o sfruttare la natura incontaminata, ma la contaminazione derivante dalla cancellazione antisemita o partigiana.

Il punto è che, al netto dell’ideologia, l’ultima guerra ha decretato un cambiamento radicale. Siamo passati dai mondi in cui grandi quantità di uomini dovevano esserci per tenere a bada grandi numeri di prigionieri a prigioni dove pochi uomini guardano una moltitudine di prigionieri. È una realtà che non si verifica solo in Europa, ma anche nei Gulag o in Sud America con i desaparecidos. E se questa è una, passatemi il termine, “innovazione”, pessima, delle strategie di guerra, l’uomo è rimasto ancestralmente legato al bisogno di prevaricazione fisica. Con uno che è già arreso questo non può avvenire e quindi si comincia con l’eliminazione diretta dei prigionieri fino al nascondere il frutto di questo insensato omicidio. E’ l’ennesima prevaricazione quella di seppellire i corpi in luoghi nascosti e non documentati, quasi per essere certi che quei corpi non li potrà reclamare nessuno. Spirale omicida e di odio che contagia anche i liberatori o i contestatori.

(Simona Scravaglieri)

Pollack all’interno di questo saggio racconta di un sacco di paesaggi, in cui l’immagine idilliaca è sporcata dal dubbio o dalla certezza che sotto l’erba, gli alberi, i campi si nascondano milioni di corpi la cui decomposizione non ha ancora cancellato totalmente le tracce di chi erano. Sottolinea con una certa forza anche che la necessità di prevaricare e di non documentare potrebbe essere anche la certezza del non essere individuati come colpevoli, anche se la storia e le immagini rimaste dimostrano che la logica del trofeo, anche in una sola istantanea contagiò molti assassini. Ma sottolinea che questo è un mondo circolare, che per alcuni versi assomiglia a quello che Salamov descrive per i Gulag in “Visera“, chi oggi è prevaricatore, l’indomani si ritrova esso stesso vittima, E sebbene sia un concetto primitivo da comprendere, come dire che chi offende, prima o poi, troverà qualcuno più forte di lui che lo prevaricherà, qui il concetto assume un significato più ampio. In un mondo che si nutre della cancellazione sistematica del ricordo, per bene o male non ci interessa, creiamo la condizione di nuovi modelli di prevaricazione e di dittatura, che verranno rimpiazzati a loro volta da modelli successivi a cancellazione avvenuta.

È un libello interessante di 140 pagine scarse che è suddiviso in tre capitoli. Sono approfondimenti similari e quindi ne sembrano capitoli ma, in alcuni punti, si ripetono lasciando pensare che siano stati costruiti autonomamente e in tempi diversi. La ripetizione non guasta ma riguarda l’esperienza personale dell’autore, figlio e nipote di nazionalisti antisemiti, che cerca, nella sua ansia di ricostruire un paesaggio di fosse e di sepolture nascoste, di dare un volto e una storia a quelle che sono state vittime di un conflitto devastante per l’Europa.
Un lavoro decisamente consigliato, non racconta dell’orrore dell’uccisione ma di quello della cancellazione. Lo fa in uno stile scorrevole e discorsivo che si lascia leggere con facilità.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Paesaggi contaminati
Per una nuova mappa della memoria in europa
Martin Pollack
Keller Editore, ed. 2017
Traduzione a cura di Melissa Maggioni
Collana “Razione K”
Prezzo 14,00€ 

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Redenzione, Paco Ignacio Taibo II - La Libertà senza Storia non vale nulla

Guasti, Giorgia Tribuiani, Pxhere
Previous Story

"Guasti", Giorgia Tribuiani - Sottomissione volontaria...