[Dal libro che sto leggendo] I cavalieri del Nord

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Quando ho preso questo libro ero veramente contenta di affrontare qualcosa di nuovo. Di fantasy ne ho letto qualcuno, ma il mio campo da sempre è stato il distopico o l’ucronico e anche il fantascientifico, con qualche giro – fin’ora non fortunato- nel mondo dei vampiri. Il libro di cui vi faccio sbirciare la prima parte del primo capitolo, invece, è un fantasy storico il cui contesto è veramente ben fatto e, la storia c’è. E’ una cosa assai rara ma, per ora – io ho appena superato la metà -, non ho nulla da dire su questi due aspetti. Per gli altri “ma”, perché ce ne sono, dovete aspettare che io finisca il libro e che scriva la recensione!

Siamo nel 1240 e nelle terre del Nord infuria la battaglia. Ma Kaspar viene investito di un compito che lo porterà via con un manipolo di uomini per andare a combattere contro i Cumani, provenienti dai territori dell’est e popolo nomade, che stanno tentando di riprendersi i territori della bassa Ungheria. Tra gli uomini al seguito di Kaspar c’è anche Wolf, che è stato salvato da bimbo dal suo comandante che lo ha adottato e allevato come un cavaliere teutonico e che per la prima volta partecipa alle azioni effettive.
Ma nel gruppo di uomini di Kaspar una strana malattia si sta diffondendo e contemporaneamente forze nascoste agiscono per conto dei nemici e per poter avere poteri che Roma ha assegnato ad altri. Riusciranno i nostri eroi?

Vi lascio sbirciare in tranquillità e vi rimando, come al solito, alla recensione per approfondire il contenuto di questo libro.

Buone letture e buon mercoledì,
Simona

Prima parte
AUTUNNO 1240 

Capitolo 1
Il sacco di Izborsk 

Wolf sentì il sapore dolce e denso del sangue che gli allagava la bocca. Era riuscito a proteggersi con lo scudo. La lama della spada era calata su di lui, rapida e scintillante, come l’ala nera della morte. Il suo avversario pareva incarnare la furia.
Allo stato puro.
Ma, malgrado avesse parato il colpo, Wolf non aveva potuto evitare che lo scudo gli andasse a sbattere sul naso, aprendogli un lungo taglio scarlatto. Il dolore si propagò in onde sferzanti, quasi accecandolo.
Eppure, quel colpo formidabile lo aveva risvegliato dal senso di smarrimento e di paura che lo aveva attanagliato con denti affilato, rendendolo rigido nei movimenti quasi fosse , d’improvviso, diventato una bambola di stracci.
Così, la sua reazione non si fece attendere. Ruotò su se stesso di trecentosessanta gradi, mentre la spada, quasi un prolungamento del suo stesso braccio, fischiava bianca e perfetta, disegnando un arco nel cielo arrossato di scintille. Si trattò di un istante, pura poesia primordiale: e poi la lama andò a falciare il Russo, che finì per terra in mezzo alla neve.
Un guerriero nemico, proprio di fronte a Wolf, roteò l’ascia nell’aria, facendola calare sull’elmo di un Cavaliere Teutonico. Il guerriero crociato crollò sul suolo senza vita. Il tempo di scalciare con la gamba il cadavere e l’infedele gli si fece  sotto. Occhi gialli, da belva brillavano ai lati del nasale dell’elmo, la striscia di metallo lucente spaccava in due il volto in una maschera di guerra. L’uomo lanciò un urlo roco e gutturale che parve rompere il manto color piombo del cielo. Wolf, ancora una volta, alzò lo scudo mentre l’ascia dell’altro vi si schiantava con il rombo di un tuono.Questa volta resistette in modo perfetto al colpo, ma l’imponente lama dell’avversario impattò in modo talmente devastante da affondare nel legno, rompendo la croce nera dipinta sullo scudo e riducendola in una fontana di schegge.
Mentre i lapilli di polpa bianca turbinavano tutto intorno e l’uomo davanti a lui spalancava gli occhi per lo sforzo del colpo portato, Wolf fu rapido a individuare la guardia abbassata e, in quella via aerea, rimasta libera per la difesa, affondò la lama della propria spada con precisione chirurgica, andando a colpire l’altro giusto sotto l’ascella, in quel punto in cui la cotta di maglia era tradizionalmente più cedevole e peggio lavorata. Un arco vermiglio schizzò tutto attorno mentre il Russo Lanciava un grido di dolore e il ferro faceva strame di lui.
Nell’istante esatto in cui l’uomo cominciò ad urlare come un demone, per via della ferita subita, Wolf strattonò lo scudo, strappando in quel modo dalle mani dell’avversario la stessa ascia che vi si era incastrata. Poi si liberò di quella massa di legno e metallo oramai informe e snudò la spada corsa immergendola, con un movimento fluido e rapidissimo, nella gola del nemico.
Il Russo lo fissò con gli occhi sbarrati. Stringeva le mani coperte dai guanti contro la gola, nel disperato tentativo di fermare il fiume che ne usciva. E in quel fiume c’erano gli ultimi soffi di vita.Scie rosse arabescarono la neve mentre, intorno, la battaglia infuriava.

Questo pezzo è tratto da:

I cavalieri del Nord
Matteo Strukul
Multiplayer Edizioni, ed. 2015
Collana “Multipop”
Prezzo 16,90€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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