[Dal libro che sto leggendo] Una vita da lettore

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Quando ho ritirato fuori la rubrica del “Diario di un mese di libri”, ho dovuto constatare  che questa raccolta, nonostante mi piacesse un sacco, non fosse stata letto tutta. Un motivo c’è e, lo so perfettamente, è legato al fatto che Hornby in queste rubriche per me è pericolosissimo; avviene quando qualcuno, scrittore o no, è talmente bravo a parlare di libri che li compreresti tutti, cosa che, leggendo questo libro e il successivo (Shakespeare scriveva per soldi, Guanda, ed. 2010- prezzo 8,00€), avverrà sicuramente. Tra le scoperte della seconda raccolta ci sono stati i libri di Tom Perrotta e Robert Harris ad esempio. 

Ma la cosa che mi affascina di più è la magia che si crea in questa rubrica dove i lettori si sentono partecipi della vita dello scrittore. E’ lui che li coinvolge nella propria intimità raccontando un po’ di se stesso ogni volta che si trova a motivare una scelta di acquisto o di lettura. E poco importa se il “codice etico” del The Biliever dice tra le tante cose “NON CENSURARE”, Hornby, nel rispetto dei suoi lettori scrive quel che va e quello che invece ci si può risparmiare. Ed è una cosa che facevo mia già prima di leggere questi libri ma che poi per me è diventata legge, come quella di non smettere di leggere anche per curiosità. Semplice e pura curiosità.

Lontano dall’inutile, per me, campagna de “Io leggo perché” io leggo per curiosità e perché mi diverte. Perché trovo interessante e istruttiva qualsiasi lettura possa trovare sulla mia strada, nel bene e nel male, e, soprattutto, perché, e in questo mi sento molto fortunata, ho conservato quella punta di intelligenza e di flessibilità che mi permette di sorridere anche dei miei acquisti sbagliati o dei libri noiosi anche se, il comune pensiero dice che quella è letteratura alta o bassa. Ecco, io non leggo per altezza, soffro pure un po’ di vertigini, leggo perché voglio affrontare nuovi viaggi e nuove avventure indipendentemente da come gli altri considerino quello scritto. E, mi piace pensare, che chi mi legge sia un po’ come me…
Chissà se riuscirò a finire anche questo senza andare in bancarotta, per ora vi lascio sbirciare qualche brano dell’introduzione che condivido particolarmente.

Buoni viaggi e buone letture,
Simona Scravaglieri


Introduzione

[…]Peraltro il codice etico del Biliever mi ha fatto pensare a cosa leggo e perché leggo. Non volevo continuare a riscrivere le pagine offensive della mia rubrica, né tantomeno servirmi di formule come “scrittore innominabile” o “romanzo anonimo”. Che fare, allora? La mia soluzione è stata tentare di scegliere libri che prevedevo di mio gradimento. Non sono sicuro che l’idea sia paurosamente ovvia come sembra. Spesso leggiamo libri che pensiamo di dover leggere o che dovremmo leggere (incontro ad ogni piè sospinto persone che hanno un loro elenco mentale, e a volte anche materiale, dei libri che pensano di dovere aver letto quando compiranno quarant’anni o cinquanta, o quando moriranno); sono sicuro di non essere l’unico che procede lungo le pagine di un romanzo baciato dagli elogi generali fra raschi di gola e alzate di sopracciglia: sgomento, ma in realtà piuttosto compiaciuto, che tanta gente abbia preso fischi per fiaschi. Di conseguenza, il primo alimento a venire tagliato dalla mia dieta di lettore è stato la narrativa contemporanea “alta”. Che a me sembra la categoria più a rischio – almeno per me, dati i miei gusti.Non nutro un particolare interesse per il linguaggio. Meglio, nutro interesse per quello che del linguaggio può servirmi,  ogni giorno trascorro ore cercando di far s’ che la mia prosa sia la più semplice possibile. Ma non ambisco a creare una prosa che attiri più attenzione su di sé che sul mondo che descrive, né certamente ho la pazienza di leggerla ( e temo di non essere il solo: tendenzialmente questo genere di scrittura è più ammirato dai critici che da chi compra i libri, se valgono come prova le liste dei best seller: i romanzi che hanno raggiunto un pubblico di massa nell’ultima decina di anni di solito richiedono ai loro lettori di guardare i personaggi attraverso una lastra di vetro relativamente trasparente). Non voglio asserire che i libri che mi piacciono siano “maglio” dei romanzi scritti in modo più opaco: sto solo mettendo in chiaro i miei gusti e i miei limiti come lettore. In parole povere a leggere certi libri mi annoio, e quando mi annoio tendo a diventare irritabile. Eliminare la noia dalla mia vita di lettore si è dimostrato sorprendentemente facile.E la noia, ammettiamolo, è un problema che molti di noi hanno finito per associare ai libri. Anche per questo preferiamo alla lettura quasi qualsiasi altra cosa: pochissimi di noi prendono in mano un libro dopo aver messo a letto i bambini, cenato e lavato i piatti- E’ più probabile che ripieghiamo sulla televisione. Certe sere preferiremmo fare lo sforzo di salire in macchina e andare al cinema o aspettare un autobus che ci porti nelle vicinanze. In parte perché leggere ci sembra più impegnativo che guardare la tele, e di solito è così, per quanto se si decide di guardare una serie HBO, come I soprano o The wire, sia una bella lotta, perché in questi telefilm l’intreccio, il ritmo e la complessità del dialogo necessitano di attenzione come molta della migliore narrativa.Mi sembra che uno dei problemi sia l’aver stabilito che i libri debbano costare fatica, altrimenti non ci servono a nulla. Recentemente ho parlato con due amici, entrambi impegnati nella lettura di una lunghissima biografia politica comparsa in molte classifiche dei libri del 2005. Ma stavano annaspando. Entrambi gli amici hanno dei figli, tre ciascuno, guarda caso, e svolgono stressanti professioni a tempo pieno. Così ogni sera, nei pochi minuti concessi alla lettura prima del sonno, si avventavano coraggiosi su alcuni paragrafi dei prim(issim)i anni di un grande personaggio del XX secolo. Procedendo di questo passo avrebbero impiegato molti, molti mesi prima di finire la biografia, forse anche decenni (uno dei due mi ha detto di averla piantata lì per un paio di settimane, e quando l’aveva ripresa si era accorto che il segnalibro era più avanti di quanto sperava. Poi aveva capito che uno dei suoi figli aveva fatto cadere il volume e rimesso il segnalibro al posto sbagliato. Disperazione). La verità, naturalmente, è che nessuno dei due finirà mai questo libro, almeno, in questa fase della loro vita. Nel frattempo, però, avranno consolidato la convinzione che leggere un libro sia sinonimo di fatica improba.Non sto cercando di dire che l’opera in sé fosse la causa di questo sconforto. Posso immaginare altre persone che se la sarebbero bevuta d’un fiato, come posso altresì immaginare i miei due amici si sarebbero bevuti d’un fiato dei libri che altri avrebbero trovato altrettanto punitivi. Mi sembra chiaro, però, che la combinazione tra opera e lettori in questo momento della loro vita non sia felice. Se si desidera che la lettura sopravviva come attività di svago. e alcune  statistiche dimostrano come la cosa non sia affatto scontata, allora dobbiamo fare pubblicità alle gioie che ci regala, più che ai suoi (dubbi) benefici. Ma vi prego. se state leggendo un libro che vi sfinisce, lasciate perdere e leggete qualcos’altro, come quando mettete mano al telecomando se non vi piace un programma televisivo. La vostra incapacità di godervi un romanzo reputatissimo non significa che siate ottusi: anzi, potreste  scoprire di preferire Graham Greene, o Stephen Hawking, o Iris Murdoch, o Ian Ranking, o Charles Dickens, o Stephen King, fate voi. Non importa. So soltanto che ricaverete ben poco da un libro che vi fa piangere la pena di leggerlo. Non ve lo ricorderete e non imparerete niente; e, la prossima volta, con ogni probabilità sceglierete di guardare il Grande Fratello invece di leggere un libro.” Se leggere è un esercizio per la mente, la Gran Bretagna deve ribollire di energia intellettuale” Ha sentenziato sarcastico un rubricista del Guardian. “Le stazioni dei treni hanno librerie seppe di parole sufficienti a tenere impegnato per settimane anche il più muscoloso dei cervelli. In effetti, le carrozze traboccano di gente che esercita l’intelletto per tutta la durata del viaggio. Eppure, chissà perché, il fatto che milioni di individui divorino ogni giorno migliaia di parole da Hello, il Sun, Il codice da Vinci, Nuts e così via non ci infonde speranza che il nostro cervello medio scoppi di salute. Non conta solo leggere, conta quello che leggete.” Questi discorsi intrisi di un sussiego ahimè molto comune nei nostri giornali “di qualità”, devono fare perdere le staffe nei nostri bibliotecari scolastici, editore e operatori delle campagne di alfabetizzazione. In Gran Bretagna, oltre a dodici milioni di adulti hanno gusti letterari pari a quelli di un ragazzino di tredici anni, anche meno, eppure qualche giornalista fichetto insiste a volerci spiegare che se non si legge qualcosa di importante. tanto vale non farlo del tutto.Ma cosa è importante? E di chi sono i libri che ci renderanno più intelligenti? Di certo nopno i miei. Ma la merce giusta che ce l’ha? Ian McEwan? Julian Barnes? Jane Austen, Zadie Smith, E.M. Foster? Hardy? Dickens? I lettori di Dickens passati alla storia perché aspettavano notizie della Piccola Nell sul lungomare di New York, speravano forse di venire eruditi? Naturalmente Dickens è “alta letteratura”, in quanto i suoi libri sono stati scritti anni fa. Ma la sua opera non è sopravvissuta perché ci fa pensare, ma perché ci emoziona e ci fa ridere, e uno non sta nella pelle dalla voglia di sapere cosa ne sarà dei suoi personaggi. […] 

[…]Il brutto della guerra culturale che, dopo tanti anni, sembra ancora in corso, è che divide i libri in due campi: quelli “spazzatura” e quelli che vale la pena di leggere. Tra chi si guadagna da vivere parlando di libri, nessuno sembra capace di veicolare il messaggio che non funziona così; che i libri “buoni” posso essere altrettanto gustosi di quelli “spazzatura”. E allora perché darsene cura, se poi non fa nessuna differenza? Perché così abbiamo maggiore scelta. Perché non siete obbligati a leggere storie di complotti o romantiche tribolazioni di donne trentenni per godere di un piacevole intrattenimento. Potreste scoprirvi ammaliati da Stalingrado di Antony Beevor, o da Dio di illusioni di Donna Tartt, o da Grandi speranze di Dickens. Leggete di tutto.Io leggo per tanti motivi.[…]  

[…]A volte, certo leggo per scoprire delle cose: a mano a mano che invecchio, sento sempre di più il peso della mia ignoranza. Voglio sapere com’è essere questa o quella persona, vivere in un posto o in un altro.


Questo pezzo è tratto da:

Vita da lettori
Nick Hornby
Guanda Editore, ed. 2008
Traduzione Massimo Bocchiola
Collana “Le fenici tascabili”
Prezzo 8,50€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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