Marco Pollillo creatore de Il convento dell'isola e fonadatore della Pollillo editore
Marco Pollillo

[Da libro che sto leggendo] Il convento sull’isola

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Come detto nella recensione de “Il convento sull’isola” ho scoperto questo giallo per caso e in più ne sono rimasta piacevolmente ammaliata. E’ un lavoro che dichiara che l’autore sa come fare il suo mestiere, conosce le regole del giallo che prevedono:

  • l’omicidio o il reato reale o presunto;
  • la distribuzione degli indizi in maniera organizzata;
  • la presenza di una trama costruita a regola d’arte.

Quando un giallo ti prende

Attorno a queste tre regole di base, possiamo affiancare una serie illimitata di possibili arricchimenti e variazioni del tema e questo fa sì che i gialli, grazie al cielo, non siano tutti uguali. Ma qual è la cosa che rende un giallista un vero Giallista? Semplicemente quello di riuscire a chiudere tutta questa organizzazione con morti, quadri spostati, oggetti rubati, storie d’amore, un’accurata descrizione non solo della scena del crimine sul lago D’Orta ma anche della Milano che non c’è più in sole 300 pagine. Il tutto scritto in maniera scorrevole e piacevole. L’unica pecca, se proprio la vogliamo trovare, è che finisce presto!

Un libro veramente consigliato a tutti, non vi deluderà.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Oche sgozzate

Venerdì, 18 gennaio

Aveva sempre un po’ di timore quando passava davanti a quella finestra. Il nervosismo lo prendeva appena imboccava lo stretto viottolo che conduceva verso il lago. Non era la paura di incontrare qualcuno, sapeva che a quell’ora le probabilità erano minime, e comunque lui aveva una giustificazione più che valida per essere lì, tuttavia… Alzò gli occhi al cielo, una foschia leggera era scesa sull’isola, rendendo ancora più cupe le basse nubi e più pungente l’umidità che entrava nelle ossa. Meglio, si disse, nessuno si sarebbe avventurato fuori in quel clima desolato. Superò una curva secca e s’immise sulla stradina che costeggiava il lago. Da quel punto per poco più di una ventina di metri si sarebbe trovato allo scoperto. Qualche barca di passaggio avrebbe potuto vederlo e dalle ville che si affacciavano sull’acqua qualcuno si sarebbe potuto accorgere di quella strana figura imbacuccata che, con la testa infossata nelle spalle, procedeva a passo sostenuto oltre l’imbarcadero di Villa Porrone.
Il suon di un motore lo fece sobbalzare. Si guardò intorno. Era tardi per le partenze dei battelli che da Orta San Giulio prestavano servizio per l’isola, doveva trattarsi di un’imbarcazione privata. Non vide niente, forse era stata solo la sua immaginazione. Accelerò il passo, superò la finestra di Villa Porrone e gettò un’occhiata all’interno: il lungo corridoio, i quadri appesi con quell’unico spazio vuoto dove per anni una natura morta seicentesca aveva turbato le sue notti da bambino.
Le oche sgozzate, il coltello insanguinato, il bicchiere di vino rovesciato, la tovaglia macchiata. Più che resti di un pranzo, ai suoi occhi innocenti quel dipinto sembrava immortalare un macabro rituale satanico. Per un attimo non riuscì a spiegarsi il motivo di quel turbamento che l’aveva colto all’improvviso, poi capì: il quadro era al suo posto, in tutto il suo raccapricciante splendore. Appeso a coprire esattamente quello spazio vuoto che fino a pochi giorni prima, l’ultima volta che era passato lì davanti, spiccava volgare, uno sfregio ingiustificato in quell’oasi di mobili antichi e di tappezzerie scolorite, dove il tempo pareva essersi fermato anni addietro, catturato dall’odore di brace nel camino e compiaciuto di tanta opulenza.
Quel quadro? Cosa diavolo ci faceva lì, si domandò mentre rallentava il passo, quindi si fermava meravigliato. Sbirciò attraverso la finestra: all’interno non c’era nessuno, anche se un bagliore che guizzava sulla parete più lontana provava che il fuoco era acceso. Alzò gli occhi e si accorse che la sua immagine appariva riflessa ne vetro. Poi si rese conto che non era la finestra che rimandava lo stupore del suo volto, ma il vetro che proteggeva il quadro. Accanto alle oche sgozzate, al calice di vino e al coltello insanguinato, la sua faccia spaventata e decapitata sembrava far parte anch’essa dei  resti della furia divoratrice di chi aveva banchettato.
Il sacco che teneva appoggiato su una spalla gli sembrò di colpo più pesante mentre si rimetteva in marcia, affrettando il passo, e scompariva nell’oscurità della sera.


Questo pezzo è tratto da:

Il convento sull’isola 
Marco Pollilo 
Rizzoli Editore, Ed. 2014 
Prezzo 18,00€

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

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