
La camorra, Origini, usi, costumi e riti dell’annorata suggietà, non ha avuto un riconoscimento come altri libri che parlavano di camorra. Neanche il suo autore, Ernesto Serao, che in vita fu famoso per la contesa attenzione, tra i giornali all’inizio del ‘900, riguardo il processo Cuocolo. Processo alquanto famoso quando si svolse, al punto tale da essere stato fatto lontano da Napoli per paura di ingerenze e che portasse a rivolte popolari. Lavorava a Il Mattino nella stessa redazione di una Serao che diventò famosa e ricordata, Matilde.
Ma di Ernesto, che non era nemmeno suo parente, sono invece arrivate a noi pochissime notizie. Il libro di cui qui riporto un estratto è una piccola enciclopedia di figure rappresentative della camorra, che non sbiadisce nonostante siano passati più di 100 anni da quando è stato scritto. Rispetto il moderno fare inchiesta sembra solo un po’ più ingenuo nel concentrarsi sugli usi e costumi invece che sui delitti. Ma, rispetto il primo scrittore di camorra, Marc Monnier che cominciò a scriverne intorno al 1875, Ernesto ha l’esperienza della cronaca di nero e trova interessante mappare un gruppo come la camorra dalle sue caratteristiche interne e non dai suoi omicidi.
[…] Il carcere di Sant’Efrem accoglie, attualmente, la fine fleur della camorra. Poche volte, dal ’60 in poi, in una sola prigione di Stato si sono trovati adunati tanti capi camorristi: e quella parte della cittadinanza, che non conosce bene quale smisurato intrico sotterraneo di radici e d fittoni costituisce il vigore della flora della mala vita, s’illudono che l’aver isolato trenta o trentacinque camorristi e messo un altro centinaio di costoro nella impossibilità di nuocere, costituisca la liberazione totale dall’esosa combriccola. Le affezioni cancrenose non si eliminano asportando un solo strato delle cellule infette; per ogni lembo di tessuto che si recide, si riproducono rigogliosamente e rapidemente altri tre quattro strati. Il male si appalesa ben presto con gli identici fenomeni inquietanti, se non si ha la forza e la destrezza di eliminare il focolare infettivo, la radice che si affittisce profonda e tenace nella carne viva […]
[…] Per cento camorristi che cadono in pania o fuggono, ve ne sono altre migliaia che restano sulla breccia; e subito dopo si avanza lo strato nuovo, battagliero, temerario degli aspiranti, che premono contro i primi e son pronti ad occupare tutti i posti lasciati liberi. Come avviene al domani di una grande micidiale mischia, ove lo stato maggiore fu largamente mietato dalla mitraglia, i cadetti sono promossi in massa ufficiali, e fanno rapida carriera; e i cadetti della mala vita sono i “guaglione”, i “picciutte” ‘e “sgarra” e così via. Costoro pervengono nelle prime file pieni di baldanza, desiosi di darsi da fare clamorosamente, di oltrepassare i compagni; cosicché, dopo la pausa del panico, dopo l’inerzia successa alla battaglia impegnata con la polizia, noi assistiamo costantemente ad una subitanea recrudescenza di fatti delittuosi; perché tutti i neo-ufficiali danno in massa le pruove…E’ avvenuto cosi’ sempre, immediatamente dopo una grande spazzata, una colossale razzia di camorristi disposta da questo o quel pretore[…]

La Camorra
Origini, usi, costumi e riti dell’annorata suggietà
Ernesto Serao
Immagaenaria Edizioni, Ed. 2009
Collana “Terraferma”
Prezzo 8,90€








