[Dal libro che sto leggendo…] Consigli pratici per uccidere mia suocera

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Oggi, lo confesso, sono un po’ di parte. Lo dico senza remore, ma a me i libri di Giulio Perrone piacciono. Mi piace proprio come scrive, le sue storie e il suo sguardo al suo amato quartiere di San Lorenzo e al suo mondo lavorativo. L’ho capito qualche tempo fa, non moltissimo a dire la verità. Mi è capitato di assistere ad una presentazione e di osservarlo mentre parlava con un’altra persona, una amica comune. Lei lo incalzava su questioni editoriali e lui rispondeva con una competenza e tranquillità così genuine che era un vero piacere starli ad ascoltare.

Quindi, oggi, parliamo del suo secondo libro, uscito da poco, il cui protagonista assomiglia per caratteristiche fisiche molto al suo autore. O meglio, mentre leggo il resoconto di Leo in questo momento della sua vita – alla soglia dei quarant’anni-, con i capelli sale e pepe, la barba un po’ disordinata, lo sguardo disincantato che guarda al mondo con fiducia nonostante le difficoltà giornaliere che ognuno di noi si trova ad affrontare, io vedo il Giulio della famosa sera di cui sopra. Ma torniamo alla storia.  C’è una amante che è diventata una fidanzata e una ex moglie che è diventata amante. C’è un padre, che si è materializzato alla porta di Leo da chissà dove, dopo secoli che non lo vedeva e che ama farsi chiamare Dustin, come Hoffman, e porta sempre un guaio. C’è un editore un po’ sconclusionato in cerca di motivi per far fuori la suocera per il suo futuro, noiosissimo, libro, e sua figlia, ragazza altezzosa e un po’ scostante. Ci sono gli amici di Leo che però non vede così spesso come vorrebbe. Ah! C’è anche la psicologa da cui va una volta a settimana.

Tutto gira attorno a lui in un vortice da cui rischia di farsi risucchiare. Eppure Leo, pur decidendo di mettersi in gioco con gli affetti, non si concede mai del tutto, lasciandosi sempre una via di fuga. Non è una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi cari, ma solo il rifiuto di essere il “principe”, tipico stereotipo del ruolo maschile, scegliendo di essere se stesso. Un uomo che come, dicevo su Ultima Voce, ci piace stando alle tendenze degli ultimi tempi. E qui aggiungo, il “tipo” d’uomo che è diventato un po’ il modello su cui vengono disegnati gli eroi ma anche gli anti-eroi di molte serie tv. Ma di questo riparleremo in recensione. Nel frattempo vi faccio leggere l’antefatto, che spiazza un po’ dopo tutto quello che vi ho detto, ma che io ho trovato molto divertente.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Quasi un inizio 

Uno dei vantaggi d’essere stato bambino negli anni Ottanta è che i gusti del gelato erano pochi, scegliere era facile. 
Ho nove, dieci anni al massimo. Dietro al bancone, Augusto con fare diretto chiede: «Due o tre palline? La panna è a parte». 
Mia madre sta alcuni passi indietro, parla con un’altra signora. Lei non ama il gelato e non ama le creme. Tutt’al più i gusti alla frutta, perciò mi devo sempre accontentare delle confezioni fragola e limone del supermercato.
Ora però ha ceduto ai miei capricci. 
Ora la scelta spetta a me.
Augusto si passa da una mano all’altra il cono da duemila lire. Quello grande. Quello da tre gusti.
Guardo le vaschette di metallo, in cerca dell’abbinamento migliore, non vorrei sprecare questa occasione.
Mi sento toccare leggermente su un braccio e mi volto. 
«Che c’è, non sai decidere?» 
Mi puntano due occhietti sconosciuti, azzurri e curiosi, che quasi mi allontanano. Penso alle calamite che si respingono. «C’è sempre un nord e un sud nella stessa calamita» ricordo di aver sentito a scuola. 
«Vuoi che ti aiuto?» insiste la bambina sorridendo, vedendomi incerto.
«Altrimenti Augusto alla fine si arrabbia.»
Mi pare una buona soluzione. Non so perché ma ho la sensazione che qualsiasi cosa avesse proposto mi sarebbe parsa una buona soluzione.
«A me piacciono il cioccolato e il pistacchio» dice. «E a te?»
Mai più sentito dire così bene la parola “pistacchio”.
Non so che sapore abbia, però. Rispondo «fragola» per non sembrare del tutto muto. 
«Allora è deciso.» 
Augusto non se lo fa ripetere due volte. Affonda la paletta d’acciaio e modella tre palline perfette. Ora sembra che abbia in mano direttamente l’insegna del negozio che campeggia fuori: una rosa, una nera, una verde.
Me lo porge con un fazzoletto intorno al cono. 
Io e la bambina restiamo per due secondi indecisi sul da farsi. Non so se ringraziarla, andarmene o offrirle un assaggio. 
«Leooooo…» sopraggiunge mia madre. «Ma cosa hai preso? Meno male che c’è un po’ di fragola almeno…» 
Un attimo dopo arriva anche l’altra donna e posa una mano intorno alle spalle della figlia
«Tu non prendi niente?» le sussurra quasi all’orecchio.
«Magari ne mangerà un po’ da lui visto che ha preso gusti… Ma quando mai ti è piaciuto il pistacchio?» 
E stringe le spalle. 
La bimba non si fa pregare e improvvisamente dà un morso. 
«Ti stava cadendo…» avverte «devi sbrigarti a mangiarlo, se no si scioglie.» 
Poi ci sediamo tutti e quattro sulla panchina di fronte alla gelateria. Le mamme continuano a chiacchierare. Noi mangiamo il gelato, io dalla parte della fragola, lei dalla parte del pistacchio. 
Non diciamo nulla. 
Sono stretto tra lei e mia madre che parla, credo, di un aumento sul lavoro, ma ogni tanto butta l’occhio, più allegra del solito.
Respiro uno strano senso di perfezione. 
Un po’ di pistacchio, un po’ di fragola. 
Dopotutto è stato semplice, considero compiaciuto. 
Se avessi anche soltanto intuito gli sviluppi successivi, mi sarei beato molto meno. Anni dopo, come sarei riuscito a mettere insieme pompelmo rosa e pistacchio di Bronte? Variegato alla nutella, che già di per sé con tutte le sue possibili sfumature ti ansia, e wasabi? 
Troppo complicato. 
Vacci oggi a prendere un gelato con una donna…


Questo pezzo è tratto da:

Consigli pratici per uccidere mia suocera
Giulio Perrone
Rizzoli editore, ed. 2017
Prezzo 18,00€

Simona Scravaglieri

Accumulatrice seriale di libri, amante di quelli particolarmente vecchi, continua ad avere una sola libreria organizzata di libri letti. Le altre? Che sia il caso a decidere che cosa leggerà di nuovo.

0 Comments

  1. In effetti sì, l'ho scritto di getto. Volevo pubblicare altro, ma poi mi sono resa conto di essere talmente contenta di quello che sto leggendo che, perdere il momento esatto in cui la sto vivendo avrebbe comportato anche la perdita di questa leggerezza e libertà che mi regala. E poi questo è il primo post scritto con il mio Mac finalmente ritornato all'ovile! <3
    Libro che però ti porterò a casa per fartelo leggere…appena capisco dove esattamente sei ubicata 😀

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